Il campo di concentramento di Renicci d’Anghiari

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Presentazione

Gli abitanti di intere zone venivano a mettersi sotto la protezione delle nostre truppe all’avvicinarsi delle formazioni rosse. È così che decine e decine di migliaia di abitanti vennero col loro bestiame e con le loro masserizie trasferiti in altre località ed in campi di internamento “protettivo” e volontario. (Provvedimenti che la propaganda avversaria ha gabellato come “deportazioni” in massa, ingrandendo altresì a dismisura le cifre. In realtà la II Armata ha internato complessivamente, in campi convenientemente attrezzati, poco più di 30.000 persone, delle quali solo poche migliaia a titolo non volontario)”

Estratto dal libro di Roatta Mario, “Otto milioni di baionette. L’esercito italiano in guerra dal 1940 al 1944”, Mondadori, Milano 1946, p. 174

La frase “italiani brava gente” è un mito che resiste ancor oggi, nel XXI secolo, nonostante i vari studi storici su come la burocrazia e la borghesia italiana, grazie alle loro forze militari, abbiano assimilato, represso e distrutto qualsiasi cultura giudicata inferiore e non-italiana. Esempi come sloveni 1, eritrei, etiopi 2, libici 3 e cinesi 4 servono a farci capire non solo le pratiche distruttive ma anche la rimozione storica dei crimini di guerra commessi. La citazione del generale Mario Roatta, all’inizio di questa presentazione, è una prova di come questo mito serva al dominio per poter modificare e giustificare il suo passato e agire indisturbato nel presente.
Il lavoro di compilazione sul Campo di concentramento di Renicci d’Anghiari (conosciuto come Campo di concentramento per prigionieri di guerra numero 97) serve a dimostrare come il dominio abbia cercato sia di distruggere una popolazione per scopi razziali che di perseguire una compagine politica (gli anarchici) per scopi di stabilità interna.
Dopo la fine del primo conflitto mondiale il Regno d’Italia si ritrovò ad avere un territorio multi-linguistico che includeva la Venezia Giulia e l’Istria. La questione principale era controllare il territorio attraverso le forze dell’ordine e l’assimilazione (italianizzazione). Con l’avvento del fascismo questo fenomeno avrebbe subito una forte accelerazione. L’entrata in guerra del Regno d’Italia (1940) e l’annessione di parte dei territori dell’ex regno di Jugoslavia (1941) portò la burocrazia e i militari italiani ad instaurare delle vere e proprie campagne di terrore contro le popolazioni locali.
La “Circolare numero 3C”5 del generale Mario Roatta fu un esempio di atto repressivo e terroristico per fare letteralmente terra bruciata attorno ai partigiani: civili e militari jugoslavi vennero dapprima internati nei campi di concentramento di Gonars e Arbe e, in seguito a proteste e tentativi di fuga, trasferiti nei campi lontani dal confine.
Il campo di concentramento per prigionieri di guerra numero 97 presso Renicci d’Anghiari (provincia di Arezzo) era stato adibito per internare i civili jugoslavi provenienti dai campi di Gonars e Arbe. Arrivati al campo di Renicci, i civili videro che le uniche cose complete erano la recinzione e alcune baracche; di conseguenza molti furono costretti a vivere dentro le tende. A questo si aggiungevano la scarsità di cibarie 6, le condizioni sanitarie precarie 7 e la durezza dei sorveglianti. Il 25 Luglio 1943 segnò la fine politica di Mussolini ma non di tutto l’apparato che egli e i suoi epigoni avevano creato in 20 anni. Per prevenire qualsiasi tentativo di turbare l’ordine pubblico, il generale Mario Roatta, nominato Capo di Stato Maggiore, emanò il 26 luglio 1943 una circolare nella quale si ordinava di reprimere nella maniera più decisa, anche sparando, ogni manifestazione che turbasse l’ordine pubblico.8
Per risolvere la questione dei/delle confinati/e nelle isole e degli internati e delle internate dei campi di concentramento, tra il 27 Luglio e il 23 Agosto 1943 Carmine Senise, divenuto nuovamente capo della polizia, inviò varie circolari 9 ai questori, ai dirigenti delle zone OVRA e alla direzioni delle colonie di confino, riguardo a come dovessero comportarsi con anarchici, comunisti, allogeni 10, ebrei e spie.
Gli anarchici, trattati come elementi anti-italiani, vennero mandati da Ventotene al campo di concentramento di Renicci. Nonostante le proteste di vari antifascisti (specie comunisti) per questo atto, Badoglio e tutti quei residuati del regime (Roatta e soprattutto Senise) volevano mantenere l’ordine pubblico sul territorio italiano – specie sui territori al confine orientale.
L’arrivo degli anarchici a Renicci coincise con un aumento delle proteste. Per tentare di controllare al meglio la situazione esplosiva, i guardiani del campo presero misure drastiche tra le quali minacce di morte, punizioni, restrizioni etc.
Il 3 Settembre a Cassibile, in provincia di Siracusa, il Regno d’Italia firmò la fine delle ostilità nei confronti degli Alleati. L’atto divenne ufficiale l’8 Settembre. Durante questo periodo, il campo di concentramento Renicci diventò sempre più instabile fino a quando alcuni internati riuscirono ad evadere (9 Settembre). Con l’arrivo dei tedeschi al campo (14 Settembre), avvennero prima la fuga del personale di guardia e, subito dopo, degli/delle ultimi/e internati/e.
Il Campo di Renicci rappresenta una delle tante innumerevoli vergogne della burocrazia e del militarismo italiano. Non si tratta solo di una persecuzione politica ma di un accurato e diligente lavoro di distruzione di una popolazione – etichettata come allogena e criminale. D’altronde la burocrazia, la borghesia e il militarismo italiano sono sempre stati in prima linea nel trattare come razze inferiori chi fosse diverso dall’italiano forgiato dalle guerre risorgimentali e vittorioso della Grande Guerra.
L’Italia odierna, repubblicana e democratica, non ha mai fatto veramente i conti con questo passato, costruendo il mito degli “italiani brava gente” e difendendolo a spada tratta quando emergono omicidi e persecuzioni avvenuti in Slovenia, in Libia, nella fu Africa Orientale Italiana, o nella Cina del 1900.
Se questo è il “lato storico”, in quello attuale della questione migranti, gli “italiani brava gente” si dimostrano succubi e compiacenti (oseremo dire gaudenti!) dell’attuale propaganda sovranista.
I tempi in cui i partiti utilizzavano le masse di militanti sul territorio -coordinati dalla dirigenza che intratteneva rapporti con i pilastri morali ed economici della società (chiesa e aziende)-, per la propaganda si sono evoluti. Il mezzo internet ha permesso alla dirigenza partitica di poter fare un salto di qualità nel propagandare la propria linea politica, facendo campagna elettorale permanente e continua.
Non importa se la propaganda sia infarcita di notizie false o idiozie: è l’impatto che dà al consumatore/alla consumatrice, provocando in esso/a o un mix di emozioni contrastanti oppure in linea con la propaganda. […] L’odio, come la pietà, sono due sentimenti usati dai/dalle politicanti di qualsiasi colore e dai mezzi di informazione mainstream.11

Note

1 Vedere “Le premesse storiche” del libro di Kersevan Alessandra, “Lager italiani: pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943”, Nutrimenti, 2008; vedere anche “Slovenia: un tentativo di bonifica etnica” del libro Del Boca Angelo, “Italiani brava gente? Un mito duro a morire, Vicenza, Neri Pozza, 2005

2 Per maggiori approfondimenti, vedere: Del Boca Angelo, “Gli italiani in Africa orientale”, Milano, Mondadori, 4 Voll.; Del Boca Angelo, “Italiani brava gente? Un mito duro a morire, Vicenza, Neri Pozza, 2005; Poidimani Nicoletta, “Difendere la “razza.” Identità razziale e politiche sessuali nel progetto imperiale di Mussolini”, Roma, Sensibili alle Foglie, 2009.

3 Vedere Del Boca Angelo, “Italiani brava gente? Un mito duro a morire, Vicenza, Neri Pozza, 2005; Del Boca Angelo, “A un passo dalla forca: atrocità e infamie dell’occupazione italiana della Libia nelle memorie del patriota Mohamed Fekini”, Milano, Baldini e Castoldi Dalai, 2007

4 Durante la rivolta dei boxer (1900) e il successivo intervento militare internazionale, gli eserciti occupanti si resero responsabili di numerosi eccidi e saccheggi. L’esercito italiano, dopo l’occupazione di Pechino, si macchiò di numerosi saccheggi e omicidi. Come riportato da Del Boca Angelo, “Italiani brava gente? Un mito duro a morire”, “in effetti il contingente italiano prese parte, con gli altri contingenti, a stragi, a saccheggi, a incendi di interi abitati, alla decapitazione pubblica di boxer o presunti tali. La stessa relazione ufficiale del Ministero per la Guerra non nascondeva, per esempio, che dalla spedizione su Pao-ting, «una delle più gravi rappresaglie compiute dagli alleati sulla popolazione cinese», agli italiani toccò, come quota del bottino, la cifra di 26.000 dollari. La sola differenza con i soldati degli altri contingenti era che questi ultimi non avevano il problema di apparire «brava gente».” (pag. 100) Nella parte in cui tratta della spedizione italiana in Cina, Del Boca riporta non solo le affermazioni ipocrite sul carattere mite del soldato italiano ma anche una poesia sulla pratica del saccheggio.

515 – Quando necessario agli effetti del mantenimento dell’O.P. e delle operazioni, i Comandi di G.U. possono provvedere:
a) – ad internare, a titolo protettivo, precauzionale o repressivo, famiglie, categorie di individui della città o campagna, e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali;
b) – a “fermare” ostaggi tratti ordinariamente dalla parte sospetta della popolazione, e, – se giudicato opportuno – anche dal suo complesso, compresi i ceti più elevati
c) – a considerare corresponsabili dei sabotaggi, in genere, gli abitanti di case prossime al luogo in cui essi vengono compiuti”.

Link: http://www.criminidiguerra.it/CIRC3C1.shtml

6“Il vitto è una vera porcheria: acqua sporca. Da una caldaia vengono distribuite 45 razioni nelle quali, complessivamente, c’è un chilogrammo di riso o di maccheroni ed un miscuglio di verdure; poi siccome scarseggia la legna per cucinare, le porzioni vengono distribuite con ore di ritardo. Il vento freddo divora letteralmente quel po’ di carne che ancora ricopre le ossa. In quattro o cinque giorni di permanenza qui, l’individuo cambia aspetto a tal punto da apparire invecchiato di cinque anni”. Testimonianza di G. J. riportata nei libri di Capogreco Carlo Spartaco, “Renicci”, Mursia, 2003, pag. 107-108 e di Kersevan Alessandra, “Lager italiani: pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943”, Nutrimenti, 2008, pag. 167

7La situazione sta assumendo prospettive catastrofiche. Il termometro è sceso sotto lo zero, ma il tormento maggiore è costituito dalle freddissime raffiche di vento e ghiaccio che ogni giorno ci aggrediscono; noi siamo nel fondovalle e tutto intorno è coperto di neve. Il 75 per cento degli internati indossa abiti estivi ormai ridotti a brandelli ed ha scarpe rotte e inzuppate d’acqua. La maggioranza delle persone appare come una massa di straccioni. […] Siamo senza bagno, senza mezzi per la disinfezione; il nostro lavatoio è costituito da uno stretto abbeveratoio posto all’aperto del quale possono servirsi non più di venti persone alla volta. Da quando siamo qui non abbiamo mai visto il sapone e perciò siamo in preda al tormento dei pidocchi. L’infermeria, costituita da una baracca di legno con 20 letti, è senza stufa e, fino a pochi giorni fa, senza neppure i vetri alle finestre. Siamo in tutto 4000 persone ed avremmo bisogno di almeno 18-20 baracche le quali sono state costruite nelle ultime due settimane, ma per il maltempo ne sono state ultimate soltanto quattro. Si dice che, per via del clima inclemente, potranno essere pronte soltanto per la fine di marzo. E nonostante questa drammatica situazione continuano ad arrivare sempre nuovi trasporti di internati da Padova e da Rab. I nostri medici sono volenterosi e molto preparati, ma non possiedono medicinali. Quindi le malattie vengono diagnosticate ma non curate. Nell’infermeria vengono ricoverati solo i pazienti che hanno una certa temperatura corporea. Ma qui il primo segnale dell’approssimarsi della morte è esattamente l’inverso: il calo della temperatura ai livelli più bassi, quando l’organismo in lotta contro il freddo non ce la fa più. Perciò succede che il paziente che alla sera sembra ancora sano, si muove e si agita, il mattino dopo cade in deliquio. In infermeria gli viene iniettata della canfora e, poiché non ha febbre, viene rimandato sotto la tenda… ma la notte stessa, o al massimo il mattino successivo, muore, quasi senza che ciò sia avvertito dai suoi compagni. In questo mese sette internati sono deceduti in questo modo, ma non è che l’inizio! I pagliericci contengono tutt’al più un chilogrammo di paglia e sono sistemati sul cemento fresco che, come avviene per le pareti, trasuda ancora acqua. Le coperte sono così sottili che sembrano fasce per neonati, e ne vengono distribuite solo due a persona. I cosiddetti ‘letti a castello’ non sono ancora arrivati…” Testimonianza di G. J. riportato nei libri di Capogreco Carlo Spartaco, “Renicci”, Mursia, 2003, pag. 107-108 e di Kersevan Alessandra, “Lager italiani: pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943”, Nutrimenti, 2008, pag. 204

8 Citiamo per intero le “Disposizioni sull’ordine pubblico. Circolare Roatta”
Fonogramma Comando territoriale IX C.A. ai prefetti di Bari e Lecce
Comando Supremo ordina:
1 nella situazione attuale, col nemico che preme, qualunque perturbamento dell’ordine pubblico anche minimo, et di qualsiasi tinta, costituisce tradimento et può condurre, ove non represso at conseguenze gravissime; qualunque pietà et qualunque riguardo nella repressione sarebbe pertanto delitto.
2 poco sangue versato inizialmente risparmia fiumi di sangue in seguito. Perciò ogni movimento deve essere inesorabilmente stroncato in origine.
3 siano assolutamente abbandonati i sistemi antidiluviani, quali i cordoni, gli squilli, le intimazioni et la persuasione et non sia tollerato che i civili sostino presso le truppe intorno alle armi in postazione.
4 i reparti devono assumere et mantenere grinta dura et atteggiamento estremamente risoluto. Quando impiegati in servizio di ordine pubblico, in sosta aut in movimento, abbiano il fucile at pronti et non a bracciam.
5 muovendo contro gruppi di individui che perturbino or-dine aut non si attengano prescrizioni autorità militare, si proceda in formazione di combattimento et si apra fuoco a distanza, anche con mortai et artiglieria senza preavviso di sorta, come se si procedesse contro truppe nemiche. Medesimo Procedimento venga usato da reparti in posizione contro gruppi di individui avanzati.
6 non est ammesso il tiro in aria; si tira sempre a colpire come in combattimento.
7 massimo rigore nel controllo et attuazione di tutte le misure stabilite noto manifesto. Apertura immediata del fuoco contro automezzi che non si fermino all’intimazione.
8 i caporioni et istigatori dei disordini, riconosciuti come tali, siano senz’altro fucilati se presi sul fatto, altrimenti siano giudicati immediatamente al Tribunale di guerra in veste di Tribunale straordinario.
9 chiunque, anche isolatamente, compia atti di violenza et ribellione contro le forze armate e di polizia aut insulti le stesse et le istituzioni venga passato immediatamente per le armi.
10 il militare che, impiegato in servizio ordine pubblico, compia il minimo gesto di solidarietà con i perturbatori dell’ordine, aut si ribelli, aut non obbedisca agli ordini, aut vilipenda superiori et istituzioni, venga immediatamente passato per le armi.
11 il comandante di qualsiasi grado che non si regoli secondo gli ordini cui sopra, venga immediatamente deferito al Tribunale di guerra competente che siederà e giudicherà nel termine di non oltre ventiquattro ore. Confido che comandanti – consci della gravità dell’ora, e che da falsa pietà, lentezza e irresolutezza, potrebbe derivare la rovina della patria – daranno e faranno dare la più ampia esecuzione at quanto sopra disposto.
Si tratta di imporsi subito con rigore inflessibile.
Attendo assicurazione telegrafica.
Data 26 luglio 1943 F.to Gen. Paolo Micheletti

9 Vedere l’appendice di questo opuscolo “Dispacci telegrafici”

10 Nell’Italia del regime fascista si intendevano come “allogeni” quelle popolazioni estranee rispetto al territorio e nel quale erano inserite. Il significato dispregiativo di questo termine viene ripreso nella nota 13 del libro di Kersevan Alessandra, “Lager italiani: pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943”:“«Allogeno: 1. agg. di altra stirpe o nazione: minoranze allogene; 2. s.m. In uno stato nazionale, si dicono allogeni (o cittadini minoritari o minoranze nazionali) i cittadini di stirpe (ed eventualmente di lingua o di religione) diversa dalla maggioranza e che conservano una propria individualità culturale e, talvolta, politica». Così il vocabolario Treccani, per il quale ‘allogeni’ e ‘minoranze nazionali’ sono dunque sinonimi. Ma i sinonimi non hanno mai del tutto lo stesso significato. Così il termine ‘allogeno’ era usato in epoca fascista, in maniera dispregiativa, più o meno come il termine ‘slavo’, corrispondente a “s’ciavo” nel dialetto triestino; invece il termine ‘minoranze’ fa parte del lessico dell’Italia repubblicana. Le minoranze hanno dei diritti riconosciuti, a cominciare dall’articolo 6 della Costituzione italiana. Gli ‘allogeni’, invece, non avevano alcun diritto. Ciò che dovevano fare, per lo Stato italiano postrisorgimentale e poi fascista, era, semplicemente, scomparire in quanto tali: con l’assimilazione, lo sgombero e la deportazione, o – altrimenti – l’eliminazione.” (pag. 21)

11 Gruppo Anarchico Chimera, “La campagna elettorale permanente ovvero Tutto cambia perché nulla cambi”, capitolo II. Link: https://mega.nz/#!nYp3wQgK!Ta0IK-qQeTOIrGY9xgVCxOr2Jzp8V81CTNz8-4vuPOk

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Salvini in Sicilia


L’arrivo di Salvini in Sicilia è stato accolto da contestazioni a Catania e a Siracusa di natura spontanea e non organizzata. Ma oltre alle contestazioni, cosa accade nei territori in cui Salvini ha fatto i suoi comizi elettorali?

-Catania
A Catania, la polizia ha creato una sorta di cordone tra Piazza Duomo e il municipio per impedire ai/alle manifestanti – riunitisi in forma spontanea – di riversarsi davanti a quest’ultima struttura. Dopo una delirante conferenza stampa tenuta all’interno del municipio (1), Salvini fugge verso Siracusa. Questa partecipazione del leader della Lega alla conferenza stampa e la sua fuga, insieme alle insulse proteste del SIAP sulle violenze di alcuni contestatori contro la polizia (dimenticandosi di come alcuni poliziotti avessero aggredito un manifestante (2)) e di alcuni consiglieri di opposizione che non hanno avuto accesso alla conferenza stampa, nascondono una serie di problemi che la giunta di centrodestra catanese affrontava da un paio di mesi a questa parte.
Andiamo con ordine.
All’interno della giunta comunale etnea vi sono stati screzi e tensioni sempre più tese e palpabili; gli ultimi avvenimenti politici locali (il gruppo Forza Italia che sparisce dal consiglio comunale, la guerra politica per le nomine per la gestione dei servizi idrici urbani (Sidra) e territoriali-etnei (Acoset)), hanno aumentato a dismisura questa tensione, mettendo in difficoltà la borghesia che aveva spinto per:
-gli accordi firmati con il governatore della regione di Alessandria di Egitto (3);
-l’intesa tra Comune di Catania e Ctrip (realtà leader nel mercato turistico cinese) per lo sviluppo turistico cinese in Sicilia (di cui Confcommercio Sicilia e Sicindustria avevano firmato un protocollo d’intesa con Ctrip il 6 Agosto a Palermo);
-il “Salva Catania” (4);
-l’istituzione delle Zone Economiche Speciali (ZES) nel catanese (Catania (porto, interporto e area sviluppo industriale), Belpasso e Paternò);
-l’organizazzazione della conferenza internazionale sul turismo del Tbex Europe.
Il sindaco Salvo Pogliese e Fabio Cantarella (5) hanno approfittato dell’arrivo di Salvini in Sicilia per organizzare il suo “comizio” o conferenza stampa all’interno del Municipio di Catania in modo da rimarcare, attraverso la figura del leader della Lega, il loro potere e ascendente all’interno della politica locale agli alleati ex forzisti e ai lombardiani/autonomisti (6) presenti nella giunta comunale.

-Siracusa
A Siracusa, Salvini è stato accolto da fischi e slogan. Durante la sua presenza, vi sono stati casi di violenza poliziesca ai danni di alcun* attivist* come riportato su Osservatorio Repressione. (7)
Nel territorio siracusano, in questi ultimi mesi, vi è stato il caso di un divieto di sciopero per i lavoratori del polo petrolchimico locale da parte del prefetto (8) e fortemente voluto dal governo russo. (9)
Il petrolio della Sicilia sud-orientale (parte meridionale della provincia di Caltanissetta, province di Ragusa e di Siracusa) è sempre stato oggetto di interesse delle multinazionali petrolifere (Agip/ENI e BP per citare i casi più noti) e i governi della Regione Sicilia, fin dagli inizi degli anni ’50, hanno dato via alle concessioni per trivellazioni e sfruttamento petrolifero.
Il polo petrolchimico siracusano, utilizzato per la raffinazione petrolifera e la produzione di materiali plastici, è, da almeno 40 anni, oggetto di inchieste da parte delle istituzioni e della magistratura per il cattivo stato degli impianti e per sversamenti continui e ripetuti. Su Indymedia Italia, “Mr. Bean Interceptor” (alias Pietro Altana, ex agente del SISMI) riportava tutta la documentazione riguardo la gestione petrolchimica in Italia (compreso il caso siracusano (10)). Nonostante una situazione ambientale disastrosa – amianto (per via della presenza della fu Eternit Siciliana dal 1955 al 1993), l’inquinamento dei terreni, morti, ammalati etc – il polo petrolchimico siracusano è ancora oggi una vera e propria “gallina dalle uova d’oro” come confermato dai vari cambi di proprietà delle raffinerie (Sonatrach e Lukoil) e il mantenimento della parte chimica ad aziende legate all’ENI.
Ma a questo discorso sul petrolio nel territorio siracusano ne va aggiunto un altro: il turismo.
Nell’ordinanza prefettizia citata all’inizio di questa mail, il flusso turistico di cui si parla non è un problema secondario. Anzi, è un problema da accostare a quello petrolifero.
Nonostante la guerra in corso sui dati turistici tra il comune di Siracusa e la Regione Sicilia (11), le associazioni di categoria e la burocrazia locale fanno proclamazioni propagandistiche su accordi presi per l’arrivo di turisti stranieri (12). D’altronde il territorio siracusano ha molto da offrire a livello turistico grazie alla presenza di siti UNESCO (come la Val di Noto e Pantalica) e siti di interesse naturalistico inseriti dal Ministero dell’Ambiente nell’elenco delle Zone Speciali di Conservazione di bellezza. Senza dimenticare la presenza di aziende agroalimentari – come “La Mongolfiera Società Consortile a Responsabilità Limitata” (13) – legate ai consorzi IGP (Limone di Siracusa, Pomodoro di Pachino e Arancia rossa di Sicilia) e futuri DOP (patata novella) che, grazie ai loro prodotti, rinfoltiscono le strutture ristorative dei paesi a ridosso del mare.
Che dire quindi?
I prodotti petroliferi raffinati in Sicilia sono il principale motore economico della regione – con un’esportazione di 6,2 miliardi di euro nel 2018 (14) – mentre l’industria turistica (dalla formazione all’interno delle scuole alberghiere fino alle strutture ricettive-ristorative) diventa un modello su cui puntare per ottenere profitti con contributi regionali ed europei. Nel caso siracusano, almeno l’80% (14) di questi prodotti petroliferi vengono fuori dal Polo petrolchimico locale; il turismo, nonostante i dati contrastanti tra gli enti comunali e regionali, si conferma come un’àncora di salvezza e di potenziamento (a livello di sfruttamento lavorativo e ambientale).
Insomma, turismocrazia e petrolio: un binomio perfetto!

-Vittoria
La visita fuori programma di Salvini a Vittoria per consolare i genitori dei due bambini uccisi da un suv è la conclusione squallida della sua brevissima campagna elettorale nella Sicilia Orientale. Questo fuori programma si è tenuto perchè il paese in questione, Vittoria, è un centro logistico agro-alimentare di una certa rilevanza nel ragusano. E il fatto che Vittoria sia stata esclusa dal progetto delle Zone Economiche Speciali (16) (a differenza di Pozzallo e Comiso, due comuni del ragusano che sono rientrati nel progetto (17)) pur avendo un autoporto – divenuto una vera e propria cattedrale nel deserto -, pone un interesse politico non indifferente.

-Conclusioni
Per Salvini e il “commissario” della Lega in Sicilia, Stefano Candiani, la Sicilia Orientale è un territorio troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire: una classe politica incline al trasformismo e una borghesia (piccola, media e grande che sia) agguerrita e pronta ad alzare gli scudi e le spade per difendere i propri privilegi. È chiaro, quindi, che la Lega cerchi accordi con i neofascisti – presenti in varie zone della Sicilia Sud-Orientale – e tenti la borghesia con accordi economici con le compagini politiche locali (Musumeci e soci). Il problema che dovremo cominciarci a porre tutt* è di vedere il lato economico oltre che repressore ed estetico-elettorale di determinate compagini politiche. Solo in tal modo potremo riuscire a contrastare un’ondata repressiva in divenire (decreto sicurezza bis, futuro aumento dell’IVA, precarizzazione sempre più alta etc)

Note
(1) Vedere questi due stralci: 1, 2
(2) Dal profilo instagram di Roy Paci:
Ora mi sono rotto pesantemente i cabbasisi. Potrà fregare ben poco agli utenti che vengono sui miei social solo per curiosare o haterizzarmi ma devo necessariamente alzare la voce e tener alta la coerenza per i migliaia di follower che mi stimano e mi supportano da decenni. Da ‘angelicamente anarchico’ come diceva il buon Don Gallo, non mi sono fino ad ora permesso di entrare nel vivo del teatrino politico di questa italietta che da 30 anni a questa parte ripete la stessa tarantella dei buoni e cattivi ma non fa nient’altro che rimpinguare le panze di molti seduti in Parlamento e far stringere la cinghia a contadini, pescatori, operai e a tutti quelli che continuano a soccombere sotto i soprusi dei signorotti della Malarazza. In questa pantomima ben orchestrata dai mammasantissima però ci sono delle storture che non riesco più a digerire. Quello che vedete in foto è uno dei miei più grandi amici, il grande attivista e pacifista Barry, irlandese di adozione catanese che solo per aver alzato in aria le mani e urlato ‘peace’ durante il passaggio dei carri funebri leghisti è stato quasi strangolato dai galoppini del ministro dell’interno. Ecco, questa cosa non mi sta più bene, non esiste nessuna legge che permetta ad un leccaculo politico di usare così duramente la forza nei confronti di un essere umano. Visto il quasi totale silenzio dei miei colleghi (ad eccezion fatta di fratelli come @paunegrita_official , @danielesilvestri.official , @pieropelufficiale , @fiorellamannoia o @fotocaparezza per citarne alcuni che non le mandano a dire) che pensano a scannarsi su quanti dischi di platino hanno ingurgitato, è doveroso ora e subito entrare a gamba tesa sulle storture di questa falsata democrazia, sulla gestione di quei sudditi che abbacinati dal padrone di turno si permettono di compiere gesti che di democratico non hanno nemmeno la punta della scarpa smerdata. È arrivato il momento di rispolverare il verbo di Peppino quando diceva ‘Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!’, scegliendo sempre la strada della conoscenza, dell’onesta e dei valori della vita. La lotta continua”
(3) Il gemellaggio tra il Comune di Catania e la regione di Alessandria d’Egitto conferma i futuri accordi commerciali tra la borghesia catanese (Compagnia delle Opere, CNA, Confindustria, Lega Cooperative e STMicroelectronics) e quella egiziana. Questo gemellaggio è stato voluto fortemente dall’ex capo gabinetto della Provincia di Catania Giuseppe “Puccio” Gennarino e dall’ex affarista Eugenio Benedetti – uno che fece una fortuna con i governi sovietici e cinesi e che qualche anno fa scriveva al direttore di Specchio Economico “te lo dico io, da siciliano doc, che considero la vecchia mafia come una società di mutuo soccorso, nata per «assicurare» dai soprusi i nostri emigranti dell’Ottocento, quei poveri lazzaroni analfabeti e cenciosi che in apparenza assomigliavano agli immigrati dell’odierna feccia balcanica, ma che, a differenza da essi, volevano solo lavorare e produrre”.
Riguardo questo gemellaggio, vi sono da citare le ultime dichiarazioni del presidente dell’Autorità del Sistema Portuale della Sicilia Orientale Andrea Annunziata su un progetto commerciale e turistico tra Egitto e questa parte di Sicilia. Per Annunziata, “l’area euromediterranea è il nostro mercato naturale. La Sicilia con la sua centralità geografica e baricentrica, rispetto ai traffici provenienti dal Sud East si gioca il suo futuro“. Link: https://www.lagazzettaaugustana.it/autorita-di-sistema-portuale-augusta-catania-sospesa-la-security-fee-in-via-sperimentale
(4) Il “Salva Catania”, votato all’Assemblea Regionale Siciliana il 31 Luglio 2019, concede al comune di Catania un fondo di 40 milioni di euro da destinare “al pagamento degli stipendi, parte fissa, e degli oneri contributivi dell’ente locale richiedente e delle proprie partecipate.”
Estratto dal comma 11 dell’articolo 5 “modifiche dell’articolo 1 della legge regionale 16 Dicembre 2018 n. 24” della “Legge 6 agosto 2019, n. 15. “Collegato alla legge di stabilità regionale per l’anno 2019 in materia di autonomie locali,” Link: https://www.ilsicilia.it/wp-content/uploads/2019/08/supplemento-ordinario-1.pdf, pag. 29
(5) Assessore comunale all’ambiente, ecologia e sicurezza; è un uomo di punta della Lega in Sicilia tanto da essere stato raccomandato da Stefano Candiani, attuale “commissario” della Lega in Sicilia.
(6) I termini lombardiani/autonomisti derivano da Raffaele Lombardo, ex presidente della Regione Siciliana e fondatore del Movimento per le Autonomie
(7) Link: https://www.osservatoriorepressione.info/aggressione-parte-lega-polizia-siracusa/
(8) Link: www.prefettura.it/FILES/allegatinews/1146/ordinanza.pdf
(9) Link: https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/67716873_10158920098974569_6499269775028387840_n.jpg?_nc_cat=106&_nc_oc=AQn0LTbkTtVMqUguDYiyzsvlNhrkQQCrvw61am5FX6T5uysdQ7CW7lolS0IR53hYsvU&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&oh=5850cb7b8a717ac9be96cf9af55f81e8&oe=5DE7B67B
(10) Link: https://issuu.com/misterbean/docs/priolo_gargallo_e_i__veleni_dell_eni
Per chi volesse scaricarlo, copi-incolli il link citato all’indirizzo https://issuu.pdf-downloader.com/
(11) Link dati della Regione Sicilia: http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_TurismoSportSpettacolo/PIR_Turismo/PIR_Areetematiche/PIR_Linkutili/PIR_7338501.618136477/Sicilia_Flussi%20_2017-2018.xls
Link diverbio: https://www.siracusaoggi.it/siracusa-turismo-il-boom-non-ce-i-dati-della-regione-smorzano-lentusiasmo-segno-meno/
(12) Link: https://www.libertasicilia.it/noto-fiere-turismo-siracusa-capitale-del-sudest-per-presenze/
(13) L’azienda è all’interno del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP, del Consorzio del Limone di Siracusa IGP e del Consorzio del Pomodoro di Pachino IGP. Il suo fatturato è di 26 milioni di euro (dati 2017)
(14) Fonte: “Banca d’Italia. Economie regionali. L’economia della Sicilia”, Giugno 2019, pag. 76. Link: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2019/2019-0019/1919-sicilia.pdf
(15) La percentuale è molto approssimativa e deriva dal fatto che il polo petrolchimico siracusano sia il più grande d’Europa.
(16) Link: https://www.quotidianodiragusa.it/2019/08/16/economia/territorio-vittoria-escluso-dalle/49657
(17) Link: https://www.laprimatv.it/news/in-primo-piano/zes,-si-della-regione-270-ettari-a-pozzallo,-30-a-comiso-per-l%E2%80%99aeroporto.html

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Agosto, Catania e Salvini

A Catania Agosto è un mese strano, forse perché le varie organizzazioni politiche sono in vacanza, forse perché è il mese di totale libertà, ma in due anni Agosto è il momento in cui i catanesi si riprendono la piazza e lo fanno sempre in modo spontaneo. La parola giusta è spontaneismo.
A qualche vecchio militante comunista verrà un coccolone. Dicevamo Agosto prendi un ministro degli interni che ha appena sfiduciato il proprio governo, un comune a guida ciellina in un caldo pomeriggio al centro di Catania.
Sembrava il pomeriggio perfetto per una passeggiata con plausi di Salvini in piena Piazza Duomo a Catania fino ad un noto locale per gustarsi una granita. Invece, spontaneamente un gruppo di catanesi, stanchi delle politiche razziste e dei vari blocchi del ministro si presenta, in una ventina, alle 16 del pomeriggio sotto un sole generoso nel riscaldare. All’inizio appaiono 4 cartelli, si intonano le solite canzoni e Bella Ciao, canzone che come disse Alessio Lega non proprio il massimo da cantare per una rivoluzione/rivolta, il Salvini merda si affaccia timidamente come coro.
Il gruppo di contestazione si ingrossa ed in modo spontaneo si prende la piazza. Nel mentre vengono allontanati da Piazza Duomo tutti i giovani leghisti che, essendo in massima parte dei figuranti pagati da Salvini e vestiti come ad una serata di gala, hanno deciso di lasciare il campo pur di non prendere gli schiaffi. Si assiste a qualche battibecco tra Salviniani e sostenitori del sindaco con urla traditori e sceneggiate da teatro di strada, che solo il popolo riesce a fare con una teatralità che neanche Shakespeare.
La polizia schiera pochi uomini, limitandosi a contenere la folla. Salvini si rende conto che il suo giubileo con passeggiata annessa non ci sarà. Dopo diverse ore, la folla circonda il Municipio e sorveglia tutte le uscite. Qualcun* prende coraggio ed affitta una stanza nell’albergo a lato del Municipio, esponendo manifesti contro Salvini. Nel frattempo, in Piazza, si diffondono voci contrastanti: “è fuggito in ambulanza”, “no è rimasto dentro”, “esce” o “non esce”, “non va a Siracusa” etc. Duecento persone circondano il Municipio. All’improvviso il portone principale si apre e come un video di vecchia memoria, Salvini fugge in auto insieme a due auto della scorta.
Non si tratta della fuga di un candidato politico – come abbiamo visto negli anni con forzisti, leghisti, forzanovisti, piddini, etc – ma di un ministro degli interni, ovvero di un ruolo già ricoperto da personaggi (come Scelba, Tambroni, KoSSiga, Scalfaro, Napolitano, Bianco, Scajola, Maroni e Minniti) che hanno avuto (e lo hanno tuttora) il potere di uccidere, reprimere o mandare i carri armati per ristabilire l’ordine costituito.
La fuga di Salvini con la coda tra le gambe ed inseguito dai/dalle manifestanti, libera le energie presenti a Catania in questo Agosto in cui le cose spontanee sono le più belle.

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Fumo d’Ungheria

Articolo diviso in due parti e comparso su Umanità Nova il 9-16 Giugno. Firmato LaHyena e Lorenzetto

Premessa
La campagna elettorale portata avanti dal Fiatal Demokratàk Szovetsége (FIDESZ)[1] nelle elezioni europee in Ungheria ha posto come obiettivi il voler combattere l’invasione della massa di migranti che “premono dai confini d’Europa” e difendere le radici cristiane d’Europa.[2]
La vittoria alle elezioni europee in Ungheria del FIDESZ ha spinto il suo leader, nonché primo ministro dell’Ungheria, Viktor Mihály Orbán a definire ciò come importante in quanto “gli ungheresi ci hanno dato il compito di fermare l’immigrazione in tutta Europa” e di “proteggere la cultura cristiana in Europa”.[3]
Questa vittoria fa il paio con quella dei partiti conservatori ed euro-scettici dei paesi aderenti al Gruppo di Visegrád (V4) come l’Akce Nespokojených Občanů (ANO)[4] in Repubblica Ceca e del Prawo i Sprawiedliwość (PiS)[5] in Polonia; nella Slovacchia vi è stata la vittoria di un partito pro-europeo (Progresívne Slovensko)[6] ma anche l’avanzata di un partito neo-fascista come il Ľudová strana Naše Slovensko (LsNS)[7] – di cui Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, si è ritenuto soddisfatto.[8]
Alla luce di questa situazione, Orbán ed i suoi alleati del Gruppo di Visegrád mettono in difficoltà i partiti europeisti, specie da un punto di vista economico e sociale.

L’aspetto economico
L’Ungheria, a livello geografico, si trova in una posizione strategica per la logistica in quanto attraversata da tre “futuri” corridoi pan-europei (Corridoio Mediterraneo, Corridoio Orientale/Mediterraneo Orientale e Corridoio Reno-Danubio) e gode di consistenti contributi UE (21,9 miliardi di euro).
Per attrarre investitori stranieri il governo abbassa l’aliquota sui redditi societari al 9%, facendo diventare l’Ungheria un importante centro di smistamento di merci ed un ponte tra Oriente e Occidente.
La strategia industriale nota come “Irinyi Plan” (inaugurata dal governo nel 2016) ha come obiettivo l’aumento della produzione industriale portandola dall’attuale 23,5% al 30% entro il 2020 (con una crescita annua del 7%).[9] I settori coinvolti (industria della difesa, autoveicoli, macchinari specializzati, industria della salute farmaceutica, strumenti ospedalieri, erbe medicinali, turismo, produzione alimentare, green economy e tecnologie dell’informazione e della comunicazione) serviranno a generare una crescita economica basata su innovazione, competitività, rafforzamento delle esportazioni e creazione di posti di lavoro.[10] Il tentativo è quello di uscire dalla dipendenza dell’industria automobilistica e creare manodopera specializzata in altri settori.[11]
Stando ai dati del Központi Statisztikai Hivatal, nel primo quadrimestre del 2019 il PIL ungherese è cresciuto del 5,3% grazie ai settori delle costruzioni, della manifattura e delle attività finanziarie e assicurative. Con una crescita annuale costante, il governo ha erogato sovvenzioni a fondo perduto attraverso la Legge LXXXI “Imposta sulle Società ed Imposta sui Dividendi” (1996).[12] All’interno di questa legge vi è il sistema di contribuzione TAO dove le aziende possono supportare finanziariamente le società sportive, le organizzazioni artistiche e le produzioni cinematografiche. Il problema di questo “supporto” sono i possibili finanziamenti indiretti ai partiti da parte di quelle aziende che “sponsorizzano” le società sportive legate ai politici.[13]
L’apertura tra Oriente e Occidente – nota come “Apertura Orientale” (in ungherese “Keleti Nyitás”) – partita fin dal 2010 è parte della strategia governativa nell’attrarre aziende cinesi, giapponesi e coreane.[14] Pur sbandierando il suo occidentalismo,[15] Orbán apprezza e vorrebbe imitare i modelli politico-economici autoritari cinesi come contrasto al liberalismo europeo e, soprattutto, potenziare una sponda diversa da quella mediterranea: l’esempio più eclatante è l’apertura di Orbán alle Belt Road Initiative (BRI),[16] dichiarando come “il vecchio modello di globalizzazione sia finito; l’Oriente ha raggiunto l’Occidente ed una gran parte del mondo ne ha abbastanza di essere istruita, per esempio, sui diritti umani e sull’economia di mercato da parte delle nazioni sviluppate”.
Come riportato dal The Observatory of Economic Complexity, gli scambi commerciali tra Cina e Ungheria sono basati sul mercato automobilistico ed informatico, raggiungendo cifre superiori al miliardo di dollari sia nell’import che nell’export.[17] Gli stretti rapporti economici tra i due paesi avviene grazie alla presenza di aziende cinesi nel paese (Huawei, ZTE, Lenovo, Orient Solar, Sevenstar Electronics Co., BYD Electronics, Xanga, Canyi e Comlink), oltre all’acquisizione della società chimica ungherese Borsodchem da parte del colosso cinese Wanhua per 1,6 miliardi di euro e l’ammodernamento da parte della China Railway Group della ferrovia Belgrado-Budapest per 1,5 miliardi di euro.[18] Anche se l’Ungheria non ha un ruolo principale sulle BRI, il governo di Pechino si è complimentato per i veti posti dal governo di Orbán all’UE [19]. Le intenzioni del governo ungherese sono quelle di mantenere stretti i contatti politici ed economici con la Cina qualora le relazioni con i membri dell’Unione Europea diventassero tesi.
Chi ci rimette in tutto questo sono i/le lavoratori/lavoratrici che, percependo uno stipendio misero,[20] vedono un aumento dell’orario di lavoro per via del cambiamento del Codice sul Lavoro riguardante gli straordinari – rinominato “Rabszolga-törvény”.[21] Ecco cosa c’è sotto il fumo sovranista ungherese tanto osannato e sbandierato dai gruppi neofascisti italiani come CasaPound e Forza Nuova. Il gioco delle borghesie locali e straniero è quello di mantenere i privilegi inalterati attraverso investimenti e sfruttamento lavorativo.

L’aspetto sociale
I messaggi lanciati dalla campagna elettorale del primo ministro ungherese Orbàn non sono solo un insieme di stereotipi costruiti per vincere le elezioni, ma costituiscono una strategia politica applicabile anche fuori dall’Ungheria. L’affaire Soros, ad esempio, è stato uno strumento esportabile anche all’estero. Il ministro degli interni Salvini, quando quotidianamente si sente in difficoltà nel dibattito, comincia ad attaccare l’avversario politico accusandolo di essere finanziato da Soros.[22] Qualunque nemico politico di questi due personaggi hanno la colpa suprema di ricevere fondi da questo miliardario ungherese che favorirebbe l’inserimento nella società occidentale di immigrati provenienti da zone meno fortunate delle nostre.
Non che George Soros sia un benefattore illuminato, ma dalla campagna politica portata avanti dal leader del partito di estrema destra Fidesz nel 2010, ne emerge una figura quasi demoniaca. Improvvisamente tutti i problemi dell’Ungheria sono causati dal pericoloso George Soros, il quale finanzierebbe qualunque ONG, ovviamente nemiche del popolo ungherese ed europeo. Soros divenne famoso con la speculazione economica del 16 Settembre 1992, denominato “Mercoledì Nero”.
La speculazione in questione partì quando l’Inghilterra si unì al Sistema Monetario Europeo nel 1990, legando la sterlina britannica al marco tedesco. Uno dei problemi dell’Inghilterra – così come dell’Italia in quel periodo – era l’alto tasso d’inflazione; per contenere il tutto, il governo britannico avrebbe dovuto alzare i tassi d’interesse sulla sua moneta, cosa che non fece in quanto erano già alti in quel periodo storico. Due anni dopo, nella primavera del 1992 la sterlina britannica veniva scambiata contro il marco tedesco ad un tasso già molto vicino al limite minimo dallo SME (+/-6%). A quel punto Soros, attraverso il fondo Quantum, e altri speculatori cominciarono a vendere allo scoperto [23] grosse quantità di sterline britanniche Evidentemente era sicuro che a un certo punto la valuta si sarebbe deprezzata oltre il limite minimo consentito, ormai insostenibile. Questa cosa andò avanti per dei mesi finché il 16 settembre 1992 (il “Mercoledì Nero”), Soros cominciò a vendere miliardi di sterline, costringendo il giorno dopo, 17 Settembre, la Banca d’Inghilterra a comprare centinaia di milioni di sterline e alzando i tassi d’interesse in modo da renderla più appetibile ai compratori. La mossa della Banca d’Inghilterra non riuscì e costrinse il governo inglese a dover uscire dallo SME. Analoga situazione si ebbe con la lira italiana e l’innalzamento dei tassi d’interesse e la successiva svalutazione del 30% e perdita di 48 miliardi di dollari. [24]
Da questo momento in poi, la destra europea (specie inglese e italiana) cominciò a porre critiche aperte a Soros colpevole di voler affamare la popolazione. Con l’approssimarsi delle problematiche migratorie e il finanziamento di Soros alle associazioni umanitarie (come alla Open Society Fundations) nei primi del 2000, la critica destrorsa si è spostata nella cospirazione della sostituzione etnica.
Dunque, tutto ciò, potrebbe sembrare una geniale mossa politica messa in atto dall’attuale primo ministro ungherese, trovando il modo di vincere le elezioni. In realtà, scavando più a fondo, si scopre che non è farina del suo sacco. Dietro ciò si “nascondono” due consulenti di campagne elettorali: Arthur Finkelstein e, il suo braccio destro, George Eli Birnman. L’esperienza del primo, deceduto nel 2017, ha un lungo corso. Egli ha ideato molte campagne elettorali di volti noti della destra occidentale: Richard Nixon, Ronald Reagan, Benjamin Netanyahu ed, infine, Viktor Orbàn. Paradossale il fatto che, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, fu proprio Netanyahu a mettere in contatto Orbàn con Finklestein e Birnman. I due, infatti, proprio attraverso questo ultimo contatto, scateneranno una campagna elettorale contro George Soros, con fosche tinte antisemite implicite. Intendiamoci, non ci sono mai stati riferimenti espliciti a ciò, diciamo che l’elettorato ha fatto il resto. All’inizio dell’opera, i due consulenti non avevano minimamente pensato alle origini del potente magnate. Infatti i due sono anche essi di origine ebraica. Inconsapevolmente però proprio da loro è partita la spaventosa ondata antisemita che implicitamente troviamo negli input dei politici di estrema destra in Europa. Alla base del discorso infatti troviamo il solito stereotipo del potentissimo ebreo che vuole distruggere “i popoli” e vuole dominare il mondo. Quando Finkelstein propose ciò al suo cliente ci furono delle incertezze: in fin dei conti Orbàn aveva già vinto le elezioni nel 2010 e Soros non abitava neanche in Ungheria, ma è tutt’ora residente negli USA.
La talpa prima dei conservatori negli Stati Uniti e poi nell’Europa dell’est ha sempre adottato una semplice tattica per far vincere i propri clienti: il “Negative Compaigning”. Questo tipo di tattica si basa nell’offuscare i pregi del proprio candidato e attaccare senza peli sulla lingua l’avversario, anche diffondendo notizie false. Nel momento che la controparte tenta di difendersi contro fake news avrebbe la possibilità di cadere in trappola con le proprie mani. Questo meccanismo venne esportato dall’America con la campagna elettorale di Netanyahu contro Peres, ottenendo una vittoria. In seguito la Geb International, società fondata di Finkelstein e Birnman, ottenne successi in Romania con Calin Popescu-Tariceanu ed in Bulgaria con Sergei Stanishev.
Il “capolavoro” dei due però fu l’Ungheria.
Non solo riuscirono a costruire una story telling demoniaca su un personaggio popolare e noto nel paese, ma questo ebbe delle ripercussioni politiche a livello mondiale. Inoltre l’avversario della campagna non fu un politico, ma uno speculatore finanziario. Il motivo per il quale venne scelto non è solo legato agli aspetti apparentemente filantropici di Soros: la consulenza della Geb International non funziona senza un nemico. Una volta eletto Orbàn venne imposta all’Ungheria l’austerità. Chi miglior nemico del capitale straniero si poteva scegliere? La storia è sempre quella utilizzata dai conservatori nel paese: La piccola Ungheria costretta a difendersi dai nemici esterni: prima da parte degli Ottomani, poi dai Nazisti ed, infine, dai Comunisti. I grandi speculatori esteri vogliono attaccare l’Ungheria e l’unico modo di difendersi dagli invasori è porsi sotto l’ala protettiva di Orbàn. Soltanto che in questo caso le ripercussioni sono state l’utilizzo dell’antisemitismo come metodo diffuso di attacco politico. All’inizio il messaggio era quello che alcune ONG fossero controllate da Soros, e che quindi l’intento era di far invadere l’Europa, fulcro della cristianità, da un milione di immigrati. Alla fine il messaggio che passò è che non solo tutte le ONG fanno parte di una rete,ma che questo era solo uno dei piccoli nodi alla base del complotto di Soros contro l’Europa e l’Ungheria. Ogni organizzazione che riceveva finanziamenti dalla Open society era sotto la mano del mostro residente negli Stati Uniti L’invasione degli immigrati, infine, non era nient’altro che un complotto di Soros. Per farsi una piccola idea basta digitare il suo nome sul web, per capire che ormai le teorie su tale complotto hanno raggiunto una fase del tutto surreale.
La domanda da porsi, dunque, è come sia possibile che un tal numero di fake news irrompano nell’opinione pubblica e siano funzionali ad ottenere consenso. I messaggi che vengono lanciati sono sempre molto semplici ed incisivo, ma la ricetta fondamentale è l’aggressività, la violenza. Dunque l’antisemitismo è una ricetta che si amalgama bene al messaggio molto tirato, incisivo.

Note
[1] Trad. in italiano: “Lega dei Giovani Democratici”
[2] Parte di questo discorso è stato fatto da Viktor Orbán all’evento di lancio per il FIDESZ-KDNP del 5 Aprile 2019. Link: https://visegradpost.com/en/2019/04/07/viktor-orban-introduces-his-programme-for-the-eu-elections-full-speech/
[3] “Hungary’s Fidesz wins 52% of vote; Orban vows to halt immigration”, Reuters del 26 Maggio 2019. Link: https://www.reuters.com/article/us-eu-election-hungary-orban/hungarys-fidesz-wins-52-of-vote-orban-vows-to-halt-immigration-idUSKCN1SW062
[4] Trad. in italiano: “Azione dei Cittadini Insoddisfatti”
[5] Trad. in italiano: “Diritto e Giustizia”
[6] Trad. in italiano: “Slovacchia Progressista”
[7] Trad. in italiano: “Partito Popolare Slovacchia Nostra”
[8] “Alliance for Peace and Freedom guadagna i suoi primi deputati europei. In #Slovacchia, dove si è votato ieri, i primi risultati danno il Partito Popolare Slovacchia Nostra (LSNS) di Marian Kotleba sopra il 12%, aveva il 2% nel 2014, ciò vorrebbe dire che almeno 3/4 seggi sono già assicurati per il partito paneuropeo APF di cui Roberto Fiore è presidente e di cui i patrioti slovacchi sono una componente importante.”, pagina facebook di Forza Nuova del 26 Maggio.
[9] Link: http://www.kormany.hu/en/ministry-for-national-economy/news/minister-varga-unveils-irinyi-plan-a-major-re-industrialization-blueprint
[10]“Irinyi PlanThe Directions of Innovative Industrial Development in Hungary”. Link: https://www.kormany.hu/download/b/fb/31000/IRINYI%20Plan.pdf
[11] Stando ai dati del Központi Statisztikai Hivatal (trad. in italiano “Ufficio Centrale di Statistica”) il settore automobilistico rappresenta il 30% della produzione industriale – di cui il 90% viene esportato – e con un valore che si aggira intorno ai 26 miliardi di euro (dati del 2017. Link: https://hipa.hu/images/publications/hipa-automotive-industry-in-hungary_2018_09_20.pdf)
[12] Link: https://net.jogtar.hu/jogszabaly?docid=99600081.TV&celpara=&dbnum=1
[13] Transparency International Hungary ha pubblicato un rapporto che mette in luce i gravi rischi di corruzione attraverso il sistema di contribuzione TAO. Link: https://www.transparency.org/files/content/feature/1.12_OpeningTheDoor_LigetiMucsi_GCRSport.pdf Nel 2017 uscirono degli articoli su dove andassero a finire questi soldi e, soprattutto, sul tentativo del governo di “nascondere” il tutto. Link: https://mfor.hu/cikkek/vallalatok/Megmutatjuk__kik_kaszaltak_a_legtobbet_a_TAO_tamogatasokon_.html?utm_source=mforfooldal&utm_medium=direct
https://index.hu/gazdasag/2017/09/05/adotitok_torveny_eloterjesztes_tao/
[14] “Orbán: “még nagyon sok gonddal is szembe kell néznünk””, hvg.hu del 25 Maggio 2011. Link: https://hvg.hu/itthon/20110525_orban_keleti_nyitas_oecd
[15] “Orbán: Keleti szél fúj”, index.hu del 5 Novembre 2010. Link: https://index.hu/belfold/2010/11/05/orban_keleti_szel_fuj/
[16] “Orbán: One belt, one road initiative in line with Hungary’s interests”, Daily News Hungary del 25 Aprile 2019. Link: https://dailynewshungary.com/orban-one-belt-one-road-initiative-in-line-with-hungarys-interests/
[17] Link: https://atlas.media.mit.edu/en/visualize/tree_map/hs92/import/hun/chn/show/2017/
https://atlas.media.mit.edu/en/visualize/tree_map/hs92/export/hun/chn/show/2017/
[18] La tratta ferroviaria Budapest-Belgrado è all’interno della “Ferrovia Budapest-Belgrado-Skopje-Atene”. La costruzione di questa rete ferroviaria – finanziata dai governi cinesi e dai paesi europei centrali – rientra nel grande progetto delle Belt and Road Initiative. Ciò ha portato l’UE a mostrare seria preoccupazione poiché il progetto ferroviario coinvolge due paesi membri (Grecia ed Ungheria) e due paesi candidati ad entrare (Macedonia del Nord e Serbia), compromettendo i corridoi “Mediterraneo” e “Orientale/Orientale Mediterraneo” della Trans-European Networks-Transport (Reti di Trasporto Trans-Europee). Nonostante questo la Cina ha rassicurato l’UE di voler stabilizzare le relazioni. Link: https://www.beltandroad.news/2019/04/12/greece-set-to-join-china-led-161-group-with-central-eastern-european-nations/
[19] Due sono gli episodi a cui ci riferiamo:
1. il blocco ad una risoluzione dell’Unione Europea contro le operazioni militari cinesi nel Mar Cinese meridionale. Link: https://www.reuters.com/article/us-southchinasea-ruling-eu/eus-statement-on-south-china-sea-reflects-divisions-idUSKCN0ZV1TS
2. aver impedito all’Unione Europea di aggiungere l’Ungheria in una lettera contro le torture verso i/le detenuti/e cinesi. Per Orbán “i leader europei non possono dare lezioni di diritti umani alla Cina”. Link: https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2017/06/19/europe-divided-china-gratified-as-greece-blocks-e-u-statement-over-human-rights/?noredirect=on&utm_term=.53231041fbc8
[20] In Ungheria il salario minimo è di 464 euro (dati Eurostat; link: http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=earn_mw_cur&lang=en ) mentre quello medio si aggira intorno ai 608 euro (dati Forextradingitalia; link: https://www.forextradingitalia.it/costo-della-vita/ungheria.html) Per approfondire maggiormente la questione sui salari, si può consultare il sito di Fizetesek.hu dove vengono conteggiati gli stipendi mensili medi lordi: https://www.fizetesek.hu/fizetesek
[21] Trad. in italiano: “Legge degli schiavi”. Il cambiamento in questione porta all’aumento di 400 ore di straordinario l’anno. Link: https://ado.hu/munkaugyek/megszavazta-a-parlament-a-tuloratorvenyt/
[22] Due sono i riferimenti:
– il primo riguarda l’accusa di Salvini a Soros in merito all’aumento dello spread italiano. Link: https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-10-08/salvini-le-pen-contro-juncker-moscovici-nemici-ue–123949.shtml?uuid=AEzzm9IG
– il secondo è lo scontro tra Sea Watch e Salvini del Gennaio di quest’anno in ci il ministro degli interni twitta: “Buono sì, fesso no. E siccome l’autorizzazione allo sbarco nei porti la dà il @Viminale, la risposta è no, niet, nisba per gli scafisti e gli amici degli scafisti. È l’unico modo per tagliare questo flusso di soldi, che poi vengono usati per comprare armi e droga, che spesso e volentieri arrivano in Italia. Chiamate chi volete voi, #Soros, i marziani, ma questo governo non cambia idea.” Il tweet in questione è stato riportato “fieramente” dal giornale neofascista “Il Primato Nazionale”.
[23] La vendita allo scoperto è un’operazione finanziaria verso di uno o più soggetti terzi di titoli non posseduti direttamente dal venditore. Il guadagno si ottiene quando il titolo scende.
[24] Link: https://www.pdf-archive.com/2018/11/11/squadra-92/squadra-92.pdf

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Cherubini fedele alla linea

 

Il Jova Beach Party è un tour estivo organizzato da Jovanotti e Coop e con la partecipazione del WWF. Per questo evento verranno reclutati volontari per “presidiare i contenitori della raccolta differenziata dislocati sull’area dell’evento e informare le persone su come fare bene la raccolta differenziata: verrai formato e coordinato dallo staff preposto e dovrai garantire la tua presenza e collaborazione alle mansioni indicate per tutta la durata dell’evento“. Tutto questo dalle 13 fino alle 23:30 (fine del concerto). Compenso? Due pasti più due buoni drink.
Al discorso dei costi di produzione e dei profitti che Cherubini&Soci guadagneranno con questi eventi, vi sono da sottolineare due aspetti: la questione lavorativa gratuita e quella ecologica. Il lavoro gratuito è un vero e proprio sogno erotico per i datori/proprietari/padroni e un incubo per chi deve (e dovrà) sottostare a tali logiche. Esempi come Milano-Expo 2015, l’alternanza Scuola-Lavoro e l’utilizzo dei/delle migranti per la pulizia delle strade servono a capire che nei tempi di crisi sociale ed economica bisogna adeguarsi a lavorare gratuitamente.
La questione ecologica, invece, è la “nuova” preoccupazione della borghesia e della burocrazia. L’inquinamento causato da emissioni di CO2 e dalle microplastiche nei mari aumentano l’insorgere di malattie e danneggia sempre più i profitti. Per frenare questo trend si cerca di convertire le strutture produttive in un qualcosa di “eco-sostenibile” per salvaguardare i profitti e avere una posizione dominante a livello di vendite delle merci.
In questo frangente rientrano il mondo intellettuale e culturale che, organizzando eventi in zone protette (come fa Cherubini e il suo staff), usano parole d’ordine come “salvaguardia dell’ambiente” e “protezione dell’animale X, Y o Z” e riescono a fare da megafono alle richieste economiche della borghesia. Il ruolo delle associazioni e ong ambientaliste (WWF, Legambiente e Greenpeace per esempio) in tali occasioni è quello di essere collusi nello sfruttamento ambientale, inserendosi completamente in dinamiche di profitto e di green-washing.
L’utilizzo di sedicenti personaggi famosi e culturali come infarcitori di discorsi retorici, nasconde tutto un sistema di sfruttamento. Ciò ricorda quello che diceva il personaggio interpretato da Rod Steiger, Juan Miranda, nel film “Giù la testa” di Sergio Leone:

Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c’è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: “Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto” […] Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: “Qui ci vuole un cambiamento!” e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzione… E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente… tutto torna come prima!

Cherubini è un esempio lampante di tutto questo.
Come non ricordare il suo periodo del servizio militare? Era la fine del 1988. Cherubini e il suo sponsor/creatore Claudio Cecchetto facevano diventare l’entrata nella caserma Turinetto di Albenga (provincia di Savona) come un evento gioioso e felice – una scampagnata lunga dodici mesi! Da questa esperienza, Cherubini compone la canzone “Asso” – un inno alla vita militare gioiosa e spensierata -, venendo immortalato nelle copertine dei giornali come TV-Sorrisi e Canzoni. Anni dopo, Cherubini scrisse nel libro “Gratitude” (edito da Einaudi nel 2013) che “la cosa più bella di quell’anno da militare è stata la copertina di Tv Sorrisi e Canzoni con me in divisa assieme a Roger Rabbit e il titolo Due ragazzi irresistibili.
Nel 1985 Roberto Perciballi dei Bloody Riot scriveva la canzone “Naja de merda” che, al contrario della canzone abominevole jovanottiana (Asso), è un vero e proprio grido anarchico antimilitarista contro una violenza di Stato che non solo porta a “morire per la patria” ma alle vessazioni – specie fisiche – da parte dei sottoufficiali e ufficiali. Compagni come Giuseppe Coniglio, Orazio Valastro, Fabrizio Falciani, Agostino Manni, Michele De Sabato e tanti altri subivano le persecuzioni militari giudiziarie-carcerarie per non voler indossare una divisa.
Finito il servizio militare, Cherubini incide due canzoni: una a favore della lotta contro mafia e l’altra contro l’aborto. Se nel primo caso vi è una dedica al lavoro svolto da Giovanni Falcone – sacrificato per smantellare solo il sistema corleonese -, nel secondo, invece, vediamo tutto il Cherubini difensore della vita ad oltranza. (1)
L’attacco alla legge 194, in quel preciso periodo storico, veniva anche da parte del clero e varie personalità dello spettacolo: come scritto in “Zeffirelli è morto e ce ne faremo una ragione“, il cardinale Biffi e il regista Zeffirelli, nei primi mesi del 1993, attaccavano duramente chi fosse a favore dell’aborto utilizzando moralismi e provocazioni di bassissima lega.
Qualche anno dopo, Cherubini rinnega la canzone contro l’aborto con un atteggiamento gravitante tra lo scaricabarile e il paraculismo:
è un testo che non mi appartiene più. È una strofa un po’ da ignorante, rappresenta un atteggiamento che non mi appartiene più, non riesco più a difendere quella posizione. Grazie o per colpa di quella canzone ho conosciuto donne che avevano avuto a che fare con l’aborto. Quando l’ho scritto ero influenzato da Pasolini e da altre cose che avevo letto“. (2)
Da questo momento in poi, l’artista romano comincia a “politicizzarsi” attraverso le mitizzazioni di un peronista e stalinista come Ernesto Guevara, una reazionaria e antiabortista come Anjezë Gonxhe Bojaxhiu (conosciuta come Madre Teresa di Calcutta) e un pacifista nazionalista come Mohandas Karamchand Gandhi.
Quando il governo italiano di centro-sinistra partecipa alla guerra del Kosovo, Cherubini, insieme a Pelù e Ligabue, incidono una canzone contro la guerra: “Il mio nome è mai più“. Nonostante il successo e l’aver donato i proventi ad Emergency, la canzone viene presa di mira per la sua banalità e finta-ingenuità (specie per la parte cantata da Cherubini) ed etichettata come un’operazione di rilancio commerciale per i tre (in particolare per Pelù che da lì a poco avrebbe abbandonato i Litfiba).
L’impegno politico di Cherubini si vede anche nelle partecipazioni ad eventi sul cancellare il debito dei paesi poveri, lanciando messaggi contro la violenza durante il G8 di Genova 2001 (“la rabbia va bene, la violenza no: picchiate i pugni sul tavolo e non in faccia agli altri” (3)) e facendo tour in difesa dell’ambiente.

Negli anni successivi, Cherubini sostiene inizialmente Renzi perchè la sua ambizione “non è un valore negativo, intelligente, preparato” (4) – salvo ripensarci in quanto “è un esempio della debolezza politica” (5)-, gira il video “Chiaro di luna” ad Asmara, ritraendo un’Eritrea felice e contenta – ignorando volutamente il regime dittatoriale e sanguinario di Afewerki (6) – e, ciliegina sulla torta, supporta il lavoro gratuito nei grossi eventi perchè i volontari “hanno partecipato ad una cosa, hanno costruito qualcosa dentro di sé. Quando ero bambino andavo a seguire alla sagra della bistecca, alla sagra della ranocchia. Per tre mesi a Cortona ogni anno facevo il cameriere gratis. Qualcuno mi dava qualcosa a fine serata, ma io comunque mi divertivo come un pazzo. Imparavo a essere gentile con le persone, avevo 14 o 15 anni. Lavoravo nella cultura, anche se facevo il cameriere alla sagra della ranocchia.” (7)
Alla luce di tutto questo, non deve stupirci o lasciarci a bocca aperta lo sfruttamento lavorativo gratuito all’interno dell’ennesimo Tour di Cherubini. Egli è sempre stato un fedele alla linea. Del capitale e dell’ipocrisia ovviamente.

Per ulteriori approfondimenti sulla questione Jovanotti e lavoro gratuito, leggere l’articolo di Marta Fana, “Voglio il tuo sudore”
Sulla questione ecologica leggere anche il nostro articolo su Greta capo delle Br

Note
(1) Come dimostrato nella strofa della canzone “Io no” (1992):
Ci sono bimbi che non han futuro
perché magari qualcuno ha deciso
ci sono bimbi che non nasceranno
e se ne vanno dritti in paradiso
perché da noi non c’è posto per loro
o solamente non erano attesi
ci sono bimbi che non nasceranno perché gli uomini si sono arresi.”
(2) “Jovanotti: “Sull’aborto non ho certezze ma non servo l’Ulivo”, Adnkronos del 12 Settembre 1997
(3) “G8:il messaggio di Bono e Jovanotti ai manifestanti”, Vita.it del 21 Luglio 2001
(4) “Jovanotti per Renzi: “Puntiamo sul nuovo”, La Repubblica del 4 Aprile 2013
(5) “Jovanotti: “Renzi è un esempio della debolezza della politica””, La Stampa del 3 Giugno 2015
(6) “Bufera social contro Jovanotti: “L’Eritrea non è il paradiso che fa vedere nel suo ultimo video””, tpi del 28 Novembre 2018
(7) “Jovanotti: “Lavorare gratis ai grandi eventi si può, se è per fare esperienza”. Critiche sul web”, Il Fatto Quotidiano del 3 Giugno 2015

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Lo stesso grido. Gli ultimi istanti di vita di Severino Di Giovanni

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Sul CataniaPride 2019

We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees / Above our nelly knees!

(motto irriverente cantato dalle drag-queen contro i poliziotti durante i moti di Stonewall. Citato da Duberman Martin, “Stonewall”, New York, Dutton Books, 1993, pagg 200-201)

Cinquant’anni fa presso il bar “Stonewall Inn” di New York City, drag queen, drag king, persone transgender, omosessuali, lesbiche, sex workers e senzatetto ingaggiarono una lotta di due giorni contro la polizia che agiva in nome del decoro dell’allora sindaco newyorchese John Lindsay. Persone come Sylvia Rivera o Stormé DeLarverie divennero delle vere e proprie icone di questa battaglia contro la violenza socio-economica dei tempi.

Sebbene l’omosessualità e la transessualità siano state cancellate dall’OMS in tempi recenti (la prima nel 1990, la seconda nel 2018) le discriminazioni socio-economiche continuano ancora oggi ai danni di individualità non dichiaratamente eterosessuali.

Chi tenta di abbattere questo stato di cose mediante gli strumenti di un sistema di poteri sociali, culturali ed economici discriminanti, dimentica che il problema non è la mancanza e/o la presenza di leggi, politiche o istruzione, ma un sistema che pretende di tenerci al sicuro, rendendoci vulnerabili e assuefatti alla logica del dominio e del castigo.

Come anarchic* la nostra lotta è orientata alla distruzione di questi sistemi di potere, favorendo una strategia politica per l’autodeterminazione di ogni individuo, prendendo, infine, le distanze da chi, dall’alto della propria “oppressione”, cerca opportunità per integrarsi nell’attuale modello sociale ed economico fatto di istituzioni, relazioni sociali normanti come il matrimonio e lo sfruttamento di esseri viventi.

Gruppo Anarchico Chimera

[parte di questo testo è presente nel volantino che è stato distribuito al Catania Pride]

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La Rete

La seconda edizione del Festival Siciliano delle Famiglie (7-9 Giugno) si è tenuto nuovamente a Catania. Se le tematiche dello scorso anno erano la bassa natalità e la migrazione [1], nell’edizione odierna si è discusso principalmente sul supporto alle famiglie, a livello culturale ed economico (laboratori culturali, asili nidi, centri aggregativi giovanili, supporti per le donne lavoratrici), riportando gli esempi di Trento (di cui era presente Luciano Malfer, direttore dell’Agenzia per la Famiglia della Provincia Autonoma di Trento) e dei comuni di Leonforte (provincia di Enna) e di San Gregorio (provincia di Catania).
Le uniche forme di contestazione contro questo Festival, o parata di anti-abortisti e borghesi pro-life, sono state da parte di NUDM Catania – la quale ha contestato attraverso un comunicato l’Opus Dei.

Siamo sicuri che il problema sia solo l’Opus Dei?
Per meglio comprendere come e da chi nasce tale Festival occorre partire dalla Compagnia delle Opere.

La Compagnia delle Opere (CdO)
La CdO nasce in seno a Comunione e Liberazione, fondata da don Luigi Giussani nel 1954 prima come “Gioventù Studentesca” ed evolutasi, secondo Franco La Cecla, in “un meccanismo da setta”, “la cosa più vicina a un gruppo troskista che il cattolicesimo ha saputo inventare – con la sua buona dose di regole endogamiche, la propria dose di segreti e di regole solo per iniziati. ”[2]
Già, un gruppo troskista di matrice cattolica con una visione conservatrice della società, tranne che negli affari.
Comunione e Liberazione può essere suddivisa in due macro-sezioni:
-la parte culturale o spirituale, dove troviamo il gruppo dei “Memores Domini”: l’esponente più importante era Roberto Formigoni, condannato nel Febbraio 2019 a 5 anni e 10 mesi per corruzione mediante grosse regalie per i favori concessi ad imprenditori da presidente della Regione Lombardia.[3]. Chi aderisce a tale gruppo è nell’elite di CL e segue una vocazione di dedizione totale a Dio. I membri di tale gruppo si impegnano alla “contemplazione, intesa come memoria continua di Cristo, e alla missione, cioè alla passione a portare l’annuncio cristiano nella vita di tutti gli uomini” [4]. Il fondatore di CL, don Luigi Giussani, li ha voluti impegnati “a seguire una vita di perfezione cristiana” attraverso la pratica dei tre voti: l’obbedienza, la povertà e la verginità;
-la parte economica, quella che ci interessa, composta dalla Compagnia delle Opere, la Fondazione per la Sussidiarietà e il Banco Alimentare.

La povertà di cui si fregiano gli aderenti di CL è una facciata: la Compagnia delle Opere, descritta nel libro del giornalista Ferruccio Pinotti, “La Lobby di Dio”, è “una superlobby, ma anche molto di più. I numeri della Compagnia delle opere sono impressionanti: 41 sedi in Italia e in altri 17 paesi, 34.000 imprese e 1000 associazioni non-profit. Il fatturato complessivo è stato stimato in almeno 70 miliardi di euro. Numeri in difetto, perché tengono conto soltanto delle imprese iscritte alla Cdo. Ci sono migliaia di società e di professionisti che, pur non essendo parte della Compagnia, si riconoscono nella sua ideologia e si adoperano per favorirla. Soltanto la sezione milanese della Cdo conta più di seimila aziende di tutti i comparti e di tutte le tipologie, ma con una prevalenza di quelle che operano nel campo dei servizi e con meno di dieci dipendenti.
Già nel 2008 il numero di associati della Cdo di Milano ha superato quelli di Assolombarda.
Per questa ragione, sempre dal 2008, ben tre componenti del consiglio direttivo della Camera di commercio di Milano sono rappresentanti della Cdo. Nella Cdo c’è molto di più della comunanza d’interessi che tiene aggregate le lobby. La Compagnia delle opere è l’applicazione pratica più riuscita del principio della «terza via» cattolica, un approccio alla società e all’economia che non è né socialista né liberista. Dietro Cdo c’è un’ideologia solida e forte. È sempre presente il ricordo del carismatico fondatore, don Giussani,ma anche l’influsso di Julián Carrón, il suo successore. E c’è la consapevolezza di essere la più riuscita applicazione pratica della dottrina sociale della Chiesa. Questa consapevolezza non è limitata soltanto agli aderenti di Cdo: è patrimonio di tutta la galassia di Cl e di gran parte della destra cattolica.
” (pag. 85-86)
La nascita della CdO avviene il 26 Agosto 1987 durante il Meeting di CL.
La seconda metà degli anni Ottanta è la fase calante del sistema politico dei partiti italiani (DC, PSI, PCI, PRI, PLI, MSI) – la cui fine sarebbe stata segnata nel 1992 con Tangentopoli – e l’inizio della crisi economica. In una situazione del genere, alcuni aderenti di CL, legati sia alla DC che al mondo imprenditoriale, decisero di creare una struttura che preservasse gli interessi economici e sociali attraverso slogan di cooperazione imprenditoriale.
Nell’intervento di Roberto Formigoni del 26 Agosto 1987, il “Celeste” spiega come la CdO sia un’espressione di potere inteso come “l’utilizzo di risorse umane per uno scopo” e quindi “contro un potere che ci attacchi, che attacchi la creatività dell’uomo o che pretenda di irreggimentare questa attività dell’uomo, di darvi forme obbligatorie, o di ridurre la creatività dell’uomo ad un fenomeno marginale, volontaristico e consolatorio”. [5]

La battaglia che Formigoni e soci si prefiggono è quella della libertà “per la promozione di questi diritti delle comunità intermedie, dei movimenti, dei gruppi, dei soggetti sociali. Oggi lo scontro è tra il desiderio dell’uomo e un potere che spesso non vuole considerare questo desiderio dell’uomo perché lo sente come sovversivo rispetto a sé. L’obiettivo dei nostro intervento nel sociale è esattamente la salvaguardia del desiderio umano, la difesa di una democrazia vera, la difesa dei potere di decidere da parte del popolo. La lotta per la libertà è certamente uno dei motivi di fondo per cui costruire le opere; le nostre battaglie, dall’occupazione alla scuola, alla cultura, sono e devono essere per la ricerca di un consenso, ma per la difesa di questa libertà e della libertà di tutti.” [5]

Questa ricerca di cooperazione da parte della CdO fu ispirata dalla prima enciclica di papa Giovanni Paolo II, “Laborem exercens” (Settembre 1981) [6] ; in essa il papa polacco si scagliava contro le due visioni economiche del periodo storico (il socialismo reale e il nascente capitalismo sfrenato di Thatcher e Reagan), incapaci di difendere il mondo del lavoro e spingendo, come soluzione, ad una collaborazione di tutti.

A partire dal 26 Agosto 1987, la CdO sfrutta, col beneplacito di Giovanni Paolo II, due encicliche papali per avvalorare le tesi culturali e propagandistiche del gruppo “economico” di CL:
la “Sollicitudo rei socialis” (Dicembre 1987) e “Centesimus annus” (Maggio 1991).
La condanna del libero mercato declinato in senso thatcheriano-reaganiano, il fallimento del socialismo reale e la cooperazione come base relazionale fanno somigliare la CdO, stando alle parole di Ferruccio Pinotti, ad una loggia “massonica, pur essendo vestita di cattolicesimo integralista.” [7]

Flessibilità e nuovo modo di concepire il lobbying
La sede nazionale della CdO è a Milano e la sua struttura è composta da un’assemblea di soci, un presidente (l’attuale Bernhard Scholz), un direttore (l’attuale Dionigi Gianola) e un collegio di revisori contabili.
Le singole realtà locali della Cdo iniziano il loro percorso alle dipendenze della sede centrale di Milano, per poi raggiungere lo status di sedi autonome non appena hanno un numero significativo di soci.
Le sedi locali della Cdo possono avere due tipi di strutture: “pesanti” o “leggere”.
Le strutture “pesanti” sono tipiche della Lombardia e di alcune zone del Sud-Italia, le cui caratteristiche sono: la molteplicità di servizi e consulenze offerti, un organico consistente (segretarie, consulenti tributari e societari, uffici stampa) e un numero di soci che le pone in competizione nel territorio con le associazioni di categoria.
Ciò lo vediamo, ad esempio, nel caso bresciano e nel caso siciliano, di cui parleremo più avanti.
Le strutture “leggere” hanno un personale ridotto al minimo e non offrono servizi ai propri soci se non con modalità informali. Il loro scopo è principalmente quello di fornire una “rete” di contatti e rapporti di business.

Non esiste un modello unico di CdO, in quanto all’interno delle due strutture descritte esistono una vasta gamma di sfumature nelle quali la singola sede può nascere e svilupparsi come più ritiene opportuno. Questo avviene perché la CdO, spesso, si sviluppa dal basso – e non dall’alto come le associazioni di categoria.
Un esempio lo troviamo con la CdO Trentino-Alto Adige nata da incontri informali tra gli imprenditori della provincia di Trento e appartenenti a CL, divenuta un’associazione con l’accrescersi del numero di partecipanti.
Le proposte di fare rete, collaborare e aiutarsi a vicenda sono state (e lo sono tuttora) la base e il trampolino di lancio della CdO per poter operare sui territori. Come spiegato dal presidente della CdO Verona, Luca Castagnetti, “l’imprenditore entra in comunicazione diretta con migliaia di altri imprenditori sparsi per l’Italia e per il mondo. Ognuno di essi è un potenziale cliente o un potenziale partner. Ma non solo”. [8]
Come avviene ciò nel pratico? Per Scholz, presidente della CdO, avviene attraverso “un’amicizia operativa dove le persone si aiutano attraverso scambi di informazioni, di know-how, di esperienze, di conoscenze per affrontare la quotidianità imprenditoriale. Nella Cdo è cresciuta negli ultimi anni la sensibilità per la formazione, che è condizione sempre più decisiva per chi governa un’impresa. È un lavoro importante sia dentro le realtà orientate al profitto, sia in quelle non-profit. Un altro punto di forza, su cui stiamo lavorando, è quello relativo all’internazionalizzazione delle nostre imprese.” [9]
Su questa amicizia operativa, Castagnetti pone l’esempio di un produttore di macchine agricole in difficoltà associato alla CdO: costui chiamerà il presidente della Compagnia per chiedere aiuto e quest’ultimo “cercherà tra i suoi soci – o tra i soci di altre Compagnie – un distributore di macchine agricole in grado di soccorrerlo. A questo punto il distributore di macchine agricole cambierà fornitore o comunque ne aggiungerà uno ai suoi, iniziando ad acquistare le macchine dal socio Cdo in difficoltà. Magari ci rimetterà qualcosa, perché il suo precedente fornitore vendeva macchine migliori a prezzo minore. Ma lo farà comunque, certo di ricevere lo stesso trattamento, o qualche altro tipo di favore, quando sarà lui a essere in difficoltà”. [8]

Fare rete è fondamentale per la CdO e le associazioni, le società, le piccole aziende e le banche [10] – come dimostrato con i casi di Finmeccanica [11] e di Banca IntesaSanPaoloSpA [12].
È ovvio che un sistema reticolare del genere non sfugga all’attenzione di altre “reti”.

In Lombardia la ‘ndrangheta locale, secondo le inchieste del Tribunale di Milano, ha sviluppato accordi con iscritti o vicini alla CdO, come dimostrato dall’applicazione della misura cautelare personale del Gip Giuseppe Gennari verso Ivano Perego, presidente della Perego General Contractor, ovvero “la ditta che ha avuto in subappalto da Cosbau i lavori per il raddoppio della provinciale Paullese nel tratto Crema-Spino d’Adda. Secondo gli inquirenti, Perego sarebbe stato stato l’anello di congiunzione tra il mondo degli appalti e il boss calabrese Salvatore Strangio. Un’accusa che si fonda sulle intercettazioni disposte dai magistrati Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone”. [13]
Perego aveva partecipato alla “Giornata della sussidiarietà” (4 Aprile 2009), un evento organizzato dalla Compagnia delle Opere e dalla Fondazione Sussidiarietà, legate entrambe a CL.

Pur sfiorata dalle indagini, la CdO allarga la propria rete all’estero ed in particolare negli Stati Uniti. Non è un caso, appunto che l’attuale presidente sia il tedesco Bernhard Scholz, esperto di finanza e marketing [15] e cresciuto nella Fondazione per la Sussidiarietà, il think tank della Compagnia delle Opere. La missione della Fondazione è quella di approfondire culturalmente e scientificamente “la diffusione di una visione della società basata sulla centralità della persona e sul principio di sussidiarietà, con particolare rilievo agli aspetti educativi ad esso connessi”. [16]
Usando questo escamotage umanitario, la CdO e le sue emanazioni riescono a radicarsi e allargarsi ovunque vi siano margini di guadagno

La Compagnia delle Opere Sicilia Orientale
L’arrivo ufficiale della CdO in Sicilia avviene a Catania nel Febbraio 2001. Tre anni dopo, nel 2004, è la volta di Palermo.
Il posizionamento del braccio economico di CL nelle due città non è di certo un caso: Catania e Palermo sono i due principali poli economici e finanziari della Sicilia. Stando alle parole di Saverio Stellino, presidente della CdO Sicilia Occidentale, “la Compagnia delle opere in Sicilia nasce da persone che vivevano un’esperienza cattolica. E c’è una differenza fondamentale tra Catania e Palermo. A Catania si sono messi insieme veri e propri imprenditori, legati da un’esperienza di fede comune e da un cammino cristiano. Qui a Palermo, invece, la Cdo non nasce da imprenditori ma da persone all’interno di un contesto di origine cristiana. Era gente comune, ma è chiaro che poi si sono avvicinate personalità di spicco, dal politico al presidente di Regione. Ma solo per condividere la mission della Cdo, non perché siano stati di supporto.” [17]
L’evoluzione della CdO in Sicilia è stata, a differenza dei casi lombardo ed emiliano, più nascosta ed anonima, ma non per questo meno subdola o pericolosa. Pur dovendo affrontare altre “reti” presenti sul territorio – sia criminali che di categoria [18] -, la CdO in Sicilia è riuscita ad avere enormi vantaggi dalla politica regionale – come la pioggia di benefici ad hoc nella Legge 26 marzo 2002, n. 2 “Disposizioni programmatiche e finanziarie per l’anno 2002” della Regione Sicilia. [19]
Dalla sua fondazione fino ad oggi, i presidenti della Compagnia delle Opere Sicilia Orientale – gli ex Carlo Saggio (attuale presidente del Teatro Stabile di Catania), Salvatore Abate e l’attuale Salvatore Contraffatto – hanno instaurato dialoghi con le amministrazioni della città etnea (Scapagnini, Bianco, Stancanelli e Pogliese) e stretto sempre più i legami con grosse aziende legate alla Grande Distribuzione Organizzata.
Il caso della Roberto Abate spa (conosciuto come Gruppo Abate) è emblematico su come la CdO e le grosse imprese si muovessero insieme.
L’ex presidente della CdO Salvatore Abate (2015-2018), il fratello Marcello e la sorella Laura, erano i gestori della Roberto Abate spa e dei marchi A&O e Famila (legati alla Selex Gruppo Commerciale SpA) in Sicilia.
L’azienda di famiglia va in crisi, ufficialmente, nel 2018 [20], e il continuo smantellamento dei punti vendita – con tanto di cessione dei medesimi alla Ergon e ai gruppi Arena e Rocchetta e con conseguente licenziamento dei lavoratori e delle lavoratrici – , porta la sezione fallimentare del Tribunale di Catania a sequestrare il patrimonio della società per via di punti oscuri sulla vicenda, quali le disponibilità liquide troppo basse (oltre 900mila euro) considerati gli introiti ottenuti dalla vendita del centro commerciale Etnapolis e della maggior parte dei supermercati.
Stando a quanto riportato da meridionews nell’articolo “Roberto Abate spa, ordinato sequestro di patrimonio. Procura di Catania chiede il fallimento della società” del 1 Marzo 2019, “a vigilare sull’intera società per azioni, fino a questo momento, è stato il collegio dei sindaci: interamente composto da professionisti dello studio di Antonio Pogliese, padre del sindaco di Catania Salvo Pogliese”. [21]
Antonio Pogliese, dall’alto della sua posizione di componente sia del Consiglio direttivo dell’Ordine dei Commercialisti di Catania che del Consiglio d’Amministrazione dell’Università di Catania, era riuscito ad organizzare una fitta rete di assistenza ad aziende con il compito di evadere l’erario attraverso la manipolazione dei bilanci.
Allo stesso tempo Pogliese padre aveva a che fare con associazioni e aziende legate alla CdO (come la citata Roberto Abate spa) e all’ “International Association of Lions Club”.
In tutta questa situazione la Mida Discount (MD) spa di Patrizio Podini acquisisce 21 punti vendita della fu Roberto Abate spa. La MD, con un fatturato in continua crescita (2 miliardi di euro nel solo 2017 [22]) si pone come principale società della Grande Distribuzione Organizzata in territori (Catania, Enna e Siracusa) dove l’utenza locale è a basso reddito.
I casi di queste cessioni e acquisizioni devono essere visti attentamente nella logica di aiuto reciproco tra soci della CdO: MD è socio del Banco Alimentare [23] e, insieme ad Ergon (Conad), membro del gruppo Selex – come la Roberto Abate spa.
Alle azioni della MD, si aggiunge l’intraprendenza dei fratelli Arena (conosciuti come Gruppo Arena srl) che, gestendo la catena di supermercati Decò della Multicedi srl, ha sviluppato un fatturato di 447 milioni di euro [24] nel 2017.
La Compagnia delle Opere tesse bene la sua rete e sviluppa collaborazioni con gruppi come i Fratelli Arena – sponsor del Festival Regionale delle Famiglie – e con l’attuale amministrazione comunale di Catania.

Il Festival Regionale delle Famiglie
Il secondo appuntamento annuale del festival dedicato alla famiglia ha come titolo: “Per Servire, Servire. I giovani e la famiglia, per rigenerare un sistema di valori al servizio della società!”.
E come può avvenire questo servire?
Contrastando le forme di degenerazioni portate, secondo Gigi De Palo, presidente del forum nazionale delle associazioni familiari, dalla “sciatteria [e dal]la crisi educativa”, derivante da una mentalità perdente che si fonda sul “tanto non cambia nulla””.
Per cambiare rotta, De Palo propone di raccontare ai giovani quanto “sia bello fare un figlio, costruire una famiglia e aiutare il prossimo. I nostri ragazzi saranno invogliati a mettere su famiglia non per convincimento ma per attrazione, cioè se vedono modelli di bellezza che funzionano, se vedono quanto siamo disposti a dare la vita per le nostre mogli o mariti.
Bisogna essere buoni testimoni, aprire la finestra e far sentire il profumo del pane. Ritornare ad avere quel desiderio educativo perché tutto educa basta solo volerlo
”. [25]
L’obiettivo principale di questo Festival è, quindi, esaltare la famiglia come caposaldo e punto di riferimento della società e del modello economico odierno, strizzando l’occhio verso le donne lavoratrici.
E cosa importa se la donna diventa “un oggetto di carne” o “macchina procreatrice”, buona per far nascere e crescere figli (possibilmente maschi, unici capaci di mantenere in vita la cosiddetta stirpe). [1]

La subalternità della donna in Sicilia (specie all’interno della famiglia) e la stigmatizzazione sociale ed economica verso chi non rispetta tali dettami sono ancora oggi palpabili.
Il comitato organizzatore del Festival di quest’anno è così composto:
GRASSO Salvatore, Vicepresidente regionale del Forum delle Associazioni Familiari della Sicilia
BATTAGLIA Febo Francesco, Vicepresidente provinciale del Forum delle Associazioni Familiari
VERONA Maurizio, Presidente dell’Associazione Family Party
MORANDO Milena Maria Rita, segretario dell’Associazione Family Party
AIELLO Agata, Presidente delle ACLI della Provincia di Catania
RUSSO Alfio, Presidente regionale dell’Associazione Famiglie numerose
LA FERRARA Antonio, Presidente dell’Associazione Futurlab
MARTINES Vincenzo, Presidente dell’Unione Exallievi di Don Bosco del San Francesco di Sales
CHIANTELLO Maria, delegato della pastorale familiare della Diocesi di Catania
LEONE Antonello, delegato dell’Associazione Scienze e Vita
RAFFAELE Ferdinando, delegato dell’Associazione Alleanza Cattolica
BARBAROSSA Edoardo, delegato dell’Associazione Papa Giovanni XXIII
VIRGILITO Maria, Presidente dell’Associazione ASA onlus
BARLUCCHI Marco, responsabile regionale del Movimento dei Focolarini
IENZI Umberto, delegato dell’Associazione Centro Aiuto alla Vita
MIGLIORE Marco, Presidente dell’Associazione Faro- Orientamento Familiare
PASSARELLO Gino,Delegato Regionale ambito Famiglia del Rinnovamento nello Spirito
DE LUCA Pier Giuseppe, responsabile regionale MCL
CICALA Cristina, Presidente dell’Associazione Medicare Onlus
MESSINA Agnese, Presidente della Bottega dell’Orefice Onlus
BONACCORSI Salvatore, Presidente regionale Alleanza Evangelica Italiana
CATERINA Carruba, Delegata dell’Associazione Exallieve FMA.
Mancano Pillon, Ratzinger e Godzilla per capire il livello politico e culturale su cui si basa questo Festival.
Ospite d’eccellenza è il già citato Luciano Malfer, che ricordiamo essere dirigente generale dell’Agenzia per la Famiglia della Provincia Autonoma di Trento che afferma:
La Famiglia non va trattata solo in relazione a contesti problematici ma come generatore di sviluppo. Le politiche familiari, che si differenziano da quelle sociali, spesso non richiedono un impegno finanziario ma si realizzano con reti collaborative pubblico-private che agiscono in sinergia sul territorio”. [26]
Andiamo adesso a vedere i promotori per capire da chi viene pagato questo Festival.
L’iniziativa è patrocinata da Regione Siciliana, Assessorato regionale al Turismo, Assessorato regionale alla Famiglia, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Catania, Comune di San Gregorio di Catania e dalle Università degli Studi di Catania, Palermo e Messina.
È da evidenziare come, all’interno delle principali Università siciliane, la classe dirigente sia a tu per tu con Comunione e Liberazione, dimostrando come la laicità e la ricerca scientifica – di cui si fregiano – siano solo dei lenzuoli per nascondere lo squallore.

Se questi sono i promotori istituzionali, dall’altra parte abbiamo i privati e le associazioni che hanno contribuito alla realizzazione di questo Festival [27] come, ad esempio:
– La Tecnica della Scuola giornale online informativo per i docenti, che assume così una posizione netta.
– La Nuova Dogana, un centro culturale (non si capisce se associazione, cooperativa o altro) che gestisce lo spazio omonimo in base a criteri sconosciuti. Ma è uno spazio aperto a tutti.
Forte è il sospetto che sia una associazione cresciuta all’ombra della “rete” della CdO.
– il Museo Diocesano, la cui partecipazione serve a dare un’impronta spirituale
– la Fondazione Sicilia, fondazione ex Banco di Sicilia, che si pone come scopo prioritario quello di favorire la crescita sociale, culturale ed economica della Sicilia attraverso la valorizzare di beni culturali, supporto all’educazione, incentivare la ricerca scientifica, stimolare lo sviluppo sostenibile e, non ultimo, promuovere azioni di solidarietà.
– la Ferrovia CircumEtnea, la quale offre biglietti a prezzi scontati per le famiglie che vorranno andare a questo festival. Tale mossa rientra nel piano propagandistico di costruzione della metropolitana;
– l’Azienda Municipale Trasporti, prossima al fallimento e presente al Festival per dare una parvenza di esistenza.

Ma tra tutte queste associazioni quella che più ci ha colpito è l’Associazione Officine Culturali. Stando a quanto riportato dal loro sito internet, Officine Culturali si occupa di “rendere vitali i beni culturali anche come luoghi di occupazione e professionalizzazione. Attraverso lo studio, la ricerca e la comunicazione creiamo nuove grammatiche che siano a servizio della società e del suo sviluppo.” [28]
Interessante è andare a vedere che tra i componenti del consiglio direttivo il Presidente sia Francesco Mannino, ex membro del Centro sociale Experia.

Come si può vedere da questa foto, Mannino e Salvatore Contraffatto, attuale Presidente della CDO Sicilia Orientale, hanno un comune interesse: la valorizzazione del patrimonio culturale della città. [29]
In parole povere: la gentrificazione tramite la turistificazione del territorio.

La partecipazione di una associazione, presieduta da un ex membro dell’Experia, ad un Festival che promuove una visione della famiglia come luogo di conservazione e diffusione di valori economici e neoecumenici – e quindi per il rilancio del sistema economico italiano -, è un interessante cortocircuito.
Ma forse la spiegazione di tutto ciò sta nella parola “Rete”, un sistema affaristico e corporativistico atto a favorire e promuovere i membri affiliati alla CdO in qualunque momento, ma sempre rispettando i sacrosanti valori cristiani indicati a suo tempo da don Giussani.

Note
[1] Vedere “La campagna elettorale permanente ovvero Tutto cambia perchè nulla cambi”. Link: https://gruppoanarchicochimera.noblogs.org/post/2018/09/10/la-campagna-elettorale-permanente-ovvero-tutto-cambia-perche-nulla-cambi/
[2] “Quelli che sognano le piccole città di Dio”, La Repubblica dell’11 Gennaio 2008. Link: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/01/11/quelli-che-sognano-le-piccole-citta-di.html
[3] “Formigoni condannato a 5 anni e 10 mesi. Già in carcere a Bollate”, ilSole24ore del 22 Febbraio 2019. Link: https://www.ilsole24ore.com/art/formigoni-condannato-5-anni-e-10-mesi-cassazione-ABfZhxWB
[4] (a cura di) Julián Carrón, “Luigi Giussani. Una strana compagnia”, BUR Rizzoli, 2017
[5] “La Compagnia delle Opere: riflessioni su un’esperienza, esperienze in riflessione”, Meeting di Comunione e Liberazione del 22-29 Agosto 1987. Link: https://www.meetingrimini.org/wp-content/uploads/docs/eventi/459_3.htm
[6] Link: https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html
[7] Ferruccio Pinotti, “La lobby di Dio”, Chiarelettere, 2010, pag. 89
[8] “Compagnia delle opere: cosa fa il braccio economico di Cl”, tg24.sky.it del 3 Dicembre 2010. Link: https://tg24.sky.it/economia/2010/12/03/anticipazione_libro_la_lobby_di_dio_ferruccio_pinotti_chiarelettere_comunione_e_liberazione_compagnia_delle_opere.html
[9] Intervista di Ferruccio Pinotti a Bernhard Scholz, Meeting di Rimini 2009.
[10] La CdO e le banche stipulano convenzioni sotto forma di mutui a tassi agevolati o di programmi di prestito per il rientro dai debiti. Ciò avviene perché le banche considerano le aziende legate alla CdO più forti e più solide delle altre. Per ulteriori informazioni vedere i seguenti link: https://www.pmitutoring.it/application/files/9615/1006/6036/convenzione_INTESA_SANPAOLO.pdf
http://www.cdobg.it/servizi/servizi-finanziari-cdo/
[11] I partneriati tra Finmeccanica e CdO sono dimostrati dal “Matching”, un evento organizzato da quest’ultima presso la Fiera di Milano. L’evento consente alle aziende legate alla CdO (e quindi a CL) di stringere accordi e collaborazioni con aziende, associazioni e società. Per ulteriori dettagli tra Finmeccanica e CdO vedere l’articolo “Finmeccanica e Compagnia delle Opere promuovono l’innovazione”, IlGiornale del 9 Aprile 2010. Link: http://www.ilgiornale.it/news/finmeccanica-e-compagnia-delle-opere-promuovono-l.html
[12] “Al via collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Compagnia delle Opere”, vita.it del 9 Novembre 2018. Link: http://www.vita.it/it/article/2018/11/09/al-via-collaborazione-tra-intesa-sanpaolo-e-compagnia-delle-opere/149687/
[13] “Quando gli affari si fanno in compagnia”, altraeconomia del 18 Maggio 2011. Link: https://altreconomia.it/quando-gli-affari-si-fanno-in-compagnia/
[14] Giampiero Rossi, “La regola: Giorno per giorno la ‘ndrangheta in Lombardia”, Laterza, 2015
[15] Link: https://www.itacaedizioni.it/autori/bernhard-scholz
[16] Link: http://www.sussidiarieta.net/it/mission?apri=La%20Fondazione
[17] Pinotti, op. cit., pag. 230
[18] I rapporti tra CdO e Sicindustria e ConfAPI (acronimo Confederazione delle Associazioni Piccole e Medie Imprese) sono sempre stati tesi. Nel caso della Finanziaria Regionale del 2002, ad esempio, sono state escluse queste ultime due sigle per avvantaggiare la Compagnia delle Opere. Vedi “Boom della Compagnia delle opere, la lobby che ha battuto Sicindustria”, laRepubblica del 9 Aprile 2002. Link: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/04/09/boom-della-compagnia-delle-opere-la-lobby.html
Pur essendoci stati degli screzi tra Sicindustria e Compagnia delle opere, i due gruppi di potere non si fanno la guerra ma, anzi, cercano di trovare dei punti in comune. Vedi Pinotti, op. cit., pag. 240
[19] Gli articoli e i commi a cui ci riferiamo sono i seguenti:
Art. 7. IRAP[…]
5. Le organizzazioni non lucrative di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, le associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383 e le cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381 sono esenti dall’imposta sulle attività produttive.”
“Art. 97 Contributo Fondazione banco alimentare.
Per il conseguimento delle finalità e l’utilizzazione di parte delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, assegnato alla Regione ai sensi della legge 8 novembre 2000, n. 328, l’Assessorato regionale degli enti locali è autorizzato a concedere un contributo annuo di 775 migliaia di euro in favore della Fondazione banco alimentare Onlus, per il sostegno all’attività da questa svolta nel territorio della Regione, anche attraverso propri comitati, sezioni, articolazioni e dipendenze, di somministrazione di generi alimentari e di prima necessità in favore di enti ed organizzazioni direttamente impegnati nell’assistenza verso categorie sociali marginalizzate o verso altre forme di povertà estrema.”

Link: http://www.gurs.regione.sicilia.it/Gazzette/g02-14.HTM
[20] Nel Settembre 2018 la Morgan Stanley acquista Etnapolis dalla Roberto Abate SpA, pagandola 90 milioni di euro. A questa mossa – dettata dal forte indebitamento della società e della crisi delle vendite – si sommano anche i licenziamenti.
Vedere i seguenti articoli:
Crisi Gruppo Abate, Ponzo (Cisl): “Nessun licenziamento ma ‘solidarietà’”. Etnapolis acquistata da Morgan Stanley”, Corriere Etneo del 23 Settembre 2018. Link: https://www.corrieretneo.it/2018/09/23/crisi-gruppo-abate-ponzo-cisl-nessun-licenziamento-ma-solidarieta-etnapolis-acquistata-da-morgan-stanley/?cn-reloaded=1
La GDO della Sicilia orientale in crisi: dopo Spaccio Alimentare (Fratelli Cambria) anche il Gruppo Abate sembra in difficoltà”, gdonews del 23 Settembre 2018. Link: https://www.gdonews.it/2018/09/23/la-gdo-della-sicilia-orientale-in-crisi-dopo-spaccio-alimentare-fratelli-cambria-anche-il-gruppo-abate-sembra-in-difficolta/
[21] Link: https://catania.meridionews.it/articolo/75212/roberto-abate-spa-ordinato-sequestro-di-patrimonio-procura-di-catania-chiede-il-fallimento-della-societa/
[22] Link: https://www.reportaziende.it/lillo_sicilia_srl
[23] Link: https://www.mdspa.it/solidarieta
[24] Link: https://www.reportaziende.it/fratelli_arena_srl
[25] “La famiglia come “bene comune” nella seconda edizione del festival siciliano,” vita.it del 9 Giugno 2019. Link: http://www.vita.it/it/article/2019/06/09/la-famiglia-come-bene-comune-nella-seconda-edizione-del-festival-sicil/151839/
[26] “Una Sicilia a misura di Famiglia. Al via il secondo Festival“, livesiciliacatania del 10 Maggio 2019. Link: https://catania.livesicilia.it/2019/05/10/una-sicilia-a-misura-di-famiglia-al-via-il-secondo-festival_496219/
[27] In fondo al link (http://www.siciliafamiglia.it/) vi sono tutte le associazioni non menzionate nella lista
[28] Link: http://www.officineculturali.net/mission.htm
[29] “«I giovani, innanzitutto – ha spiegato Contrafatto – per valorizzare anche il ruolo formativo della Cdo. Cominciamo a dimostrare quest’attenzione sin dalla composizione del nuovo direttivo, formato da professionisti e imprenditori che in molti casi hanno meno di 40 anni e insieme ai quali vogliamo raccogliere le sfide del futuro. Sfide che passano innanzitutto dalla comprensione di quali possano essere davvero i settori trainanti dello sviluppo economico del territorio, a cominciare dalla combinazione tra i comparti agroalimentare e turistico, su cui ci proponiamo di fare un lavoro serio con i nostri associati. Infine – ha concluso il neo presidente – vogliamo coinvolgere tutti sul tema della responsabilità sociale d’impresa, che più di tutti appartiene alla vocazione della nostra associazione».”, “Salvatore Contrafatto nuovo presidente Compagnia delle Opere Sicilia orientale”, La Sicilia del 27 Gennaio 2018. Link: https://www.lasicilia.it/news/home/136293/salvatore-contrafatto-nuovo-presidente-compagnia-delle-opere-sicilia-orientale.html

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If first Pride was a riot, why you are not rioting now?

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Zeffirelli è morto e ce ne faremo una ragione

I morti ci dirigono; i morti ci comandano, i morti prendono il posto dei vivi. […] Tutte le nostre feste, tutte le nostre glorificazioni, sono anniversari di morti e di massacri. […] I morti ostruiscono le città, le strade, le piazze. Li incontriamo in marmo, in pietra, in bronzo; questa iscrizione ci dice la loro nascita, quest’altra la loro dimora. […] Il culto dei morti è una delle più grossolane aberrazioni dei vivi. E’ un residuato delle religioni promettenti il paradiso. […] Ma dal punto di vista generale, la morte non esiste. Non vi è che la vita. Dopo ciò che noi chiamiamo morte, il fenomeno della trasformazione continua. L’ossigeno, l’idrogeno, il gas, i minerali vanno, sotto forme diverse, ad associarsi in nuove combinazioni contribuendo all’esistenza di altri esseri viventi. Non vi è morte, vi è circolazione dei corpi, modificazione negli aspetti della materia e dell’energia, continuazione incessante nel tempo e nello spazio della vita e dell’attività universale. […] Bisogna abbattere le piramidi, i tumuli, le tombe; bisogna passare l’aratro nel chiuso dei cimiteri alfine di sbarazzare l’umanità di quello che si chiama il rispetto dei morti, di quello che è il culto della carogna.
(Albert Libertad, “Il Culto della Carogna”, tratto dal libro Albert Libertad, “Il Culto della Carogna e altri testi tratti da “l’Anarchie””, Edizioni Anarchismo, Marzo 1981)

 

 

Il 15 giugno muore Franco Zeffirelli o “Scespirelli” per citare Ennio Flaiano. Seguendo le impennate retoriche che si sono diffuse dopo la sua morte, la santificazione di un personaggio dubbio come Zeffirelli serve ad una certa èlite di potere che rafforza sè stessa attraverso i suoi “santi”. In questo clima propagandistico di totale adorazione non c’è spazio per lo scetticismo nei confronti di un personaggio del genere.
Non stupisce quindi che in una città come Catania (città a maggioranza di destra) gli si voglia dedicare uno spazio apparentemente perchè egli valorizzò la città girando film come “Storia di una Capinera” o, giusto per citare l’attuale sindaco Salvo Pogliese, perchè “Zeffirelli 25 anni addietro, nel collegio di Catania, fu eletto senatore della Repubblica, accrescendo il suo attaccamento al territorio etneo. E proprio per mantenere viva, anche alle future generazioni, la memoria del suo geniale talento artistico e culturale intitoleremo a Franco Zeffirelli un importante spazio culturale cittadino che ne ricordi anche il suo forte e prolifico legame con Catania”. [1]

Cerchiamo di ricordare chi fosse veramente Zeffirelli, tracciando una linea netta tra chi lo santifica e chi, invece, crede che il personale essendo politico ritenga impossibile un’operazione del genere.
Zeffirelli ha sempre tenuto intime relazioni con personaggi quali Silvio Berlusconi, diventando Senatore nel ‘94 per Forza Italia e sostenendo quest’ultima quando era all’opposizione durante il governo di centro-sinistra (1996-2001). Omosessuale dichiarato, Zeffirelli si era posto contro l’aborto e il movimento omosessuale ed LGBTQIA.

A seguito delle dichiarazioni del Cardinale Giacomo Biffi sull’aborto [2], Zeffirelli propose di mettere a morte le donne che abortiscono perché “il crimine di chi uccide una creatura che non ha modo di difendersi non ha eguali. Non c’è nulla di cosi’ sinistro, di così orrendo”. “La vita,” sosteneva Zeffirelli, “non va mai fermata, questo è il principio. Va fermata la vita di chi ci rompe le scatole. Io metterei, sì, la ghigliottina in piazza del popolo per gli eroi di tangentopoli. Quelle vite andrebbero fermate. Mi meraviglia che il papa sia stato cosi incerto, così poco forte. Non è possibile accettare questo massacro di innocenti. […] Gli stessi che promuovono l’assassinio dei bambini, si oppongono alla pena di morte dei criminali. Sono gli stessi… tutto quel pannellame lì. Da anni rompono le scatole, mandano in giro Negri, mandano in giro Cicciolina. Sono gli stessi, sono la cialtroneria opportunistica incolta della nostra cultura contemporanea. Quelli stessi che ammazzano i fanciulli, i bambini che già esistono, a cui batte il cuore nel ventre materno e poi un assassino che ha stuprato 12 bambine, quello deve continuare a vivere, non solo, ma noi dobbiamo mantenerlo con il sudore della nostra fronte. Il mondo di oggi è un pasticcio di gente che non capisce un accidente. La confusione è totale”. [3]

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera sulle nozze gay, Zeffirelli rispose che “non c’è alcun bisogno di mettersi lì a creare una pseudofamiglia “legale” a vanvera, per me ridicola e inaccettabile. Basta sistemare le cose tra persone civili: se viviamo insieme e magari compriamo una casa, chiariamo anche le questioni delle quote, tra persone intelligenti che si vogliono bene. Basta un atto privato fatto come si deve. Punto e basta.” [4]
Quando il giornalista chiese se fosse contrario o meno alle adozioni per le coppie gay, Zeffirelli rispose in modo affermativo, aggiungendo: “invece di perder tempo a legiferare in questo campo assurdo, il nuovo governo farebbe bene a varare solide politiche di sostegno alla famiglia vera, quella tradizionale, con un babbo e una mamma. Qui in Italia non si fanno più figlioli. Tra poco la prole degli immigrati riempirà le nostre città. Pensiamo a questo, dico. Perché la gente che ha un concetto semplice e naturale della propria esistenza, quindi la stragrande maggioranza degli italiani, ha bisogno di una politica che lo aiuti a creare una famiglia. Oppure i gay facciano per esempio come ho scelto io.” [4]
Questa ostilità di Zeffirelli viene spiegata come una sua opposizione alla volubilità di quelle unioni non eterosessuali. “Come ho già detto,” continuò Zeffirelli nell’intervista, “conosco molti amici gay che vivono in coppia. Ma sono scelte mature, ponderate. In età più giovane, ci si prende, ci si lascia con grande facilità: non c’è un legame di consacrazione e quindi si tende a svicolare. È un mondo incostante, insomma. Quanto di meno adatto per crescere un figlio che ha diritto ad essere nutrito e accudito non solo dal punto di vista materiale ma nei passaggi più delicati in cui si edifica un’esistenza. Un bambino ha diritto ad avere genitori autorevoli: e poi una rete di parentele fatta di nonni, di zii, di cugini. Con una coppia gay si rischia di creare un disagio. Certo, se ci mettiamo a minare anche un’istituzione fondamentale per la società come il matrimonio tra un uomo e una donna ci prepariamo un futuro veramente molto brutto” [4]

Nel 2013, Zeffirelli manifestò il suo disprezzo verso i Pride in quanto “esibizioni veramente oscene, con tutta quella turba sculettante. La parola gay stessa è frutto della cultura puritana, una maniera stupida di chiamare gli omosessuali, per indicarli come fossero dei pazzerelli. [essere omosessuale] è un impegno molto serio con noi stessi e con la società. Una tradizione antica e spesso di alto livello intellettuale, pensi solo al Rinascimento. Nella cultura greca l’esercito portava gran rispetto a due guerrieri che fossero amici e amanti, perché in battaglia non difendevano solo la patria, ma reciprocamente anche se stessi, offrendo una raddoppiata forza contro il nemico”. [5]

Questo tipo di dichiarazioni antiabortiste, sessuofobe ed omofobe da parte di un personaggio dichiaratamente omosessuale non ci deve affatto stupire o inorridire. La logica zeffirelliana rientra nell’omonormatività e nell’omonazionalismo, fenomeni che allineano persone e lotte non eterosessuali a norme quali la protezione dei privilegi sociali ed economici, controllo dei corpi, benaltrismo, supportare lo Stato-nazione e le violenze di Stato etc.

Risulta chiaro, quindi, come Zeffirelli venga osannato da gente come Salvo Pogliese e da Silvio Berlusconi; egli rappresentava il perfetto testimonial di un sistema egemonico culturale di destra perfetto in una città come Catania – che sta vivendo sempre più un processo gentrificativo, metà camicia nera e metà manganello .
Citando il Morandini, il cinema di Zeffirelli rappresentava un “olegrafia sentimentale, cartoline illustrate per l’export, fatuità da classe vip, banalità melodrammatica ecc”.
Sciespirelli è morto, fatevene una ragione .

Note
[1] “Pogliese: “Catania dedicherà uno spazio culturale a Zeffirelli””, Cataniatoday del 15 Giugno 2019.
Link: https://www.cataniatoday.it/cronaca/pogliese-catania-dedichera-uno-spazio-culturale-a-zeffirelli.html
[2] “Chi tollera l’aborto, non condanni la mafia,” LaRepubblica del 7 Febbraio 1993. Link: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/02/07/chi-tollera-aborto-non-condanni.html?ref=search
[3] “Aborto: Zeffirelli. Pena di morte per chi abortisce”, adnkronos del 19 Marzo 1993. Link: http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1993/03/19/Altro/ABORTO-ZEFFIRELLI—PENA-DI-MORTE-PER-CHI-ABORTISCE_175800.php
[4] “«Nozze gay? Ridicole, ha ragione il Papa. Fate come me: ho adottato due figli adulti». Un’intervista di Paolo Conti a Franco Zeffirelli”, Corriere della Sera del 7 Giugno 2006. Link: http://www.gliscritti.it/blog/entry/1993
[5] L’Espresso, 5 Luglio 2013

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