A Sud di nessun Nord, a Nord di nessun Sud

 

Nell’articolo “Verso Sud” comparso su Sicilia Libertaria (Dicembre 2018), viene descritto come in Sicilia vi sia una forte emigrazione dovuta ai continui fallimenti della lotta territoriale e alla contemporanea crescita della militarizzazione. Citando le sempiterne multinazionali e l’ingombrante imperialismo americano, nell’articolo si auspica di trovare il modo e le energie per uscire da un impasse tipicamente del Sud: la servitù fatalista o accettazione dello stato di cose attuale.
Questa visione delle cose, in parte veritiera, non è comunque completa.
Nella Convention del Mezzogiorno organizzata da Confartigianato a Palermo il 4-5 Ottobre 2018, Luca Bianchi, direttore dell’Associazione per lo Sviluppo Industriale nel Mezzogiorno (SVIMEZ), ha presentato “Tendenze dell’economia meridionale”. In questo rapporto Bianchi ha evidenziato come in Sicilia siano andati perduti, dal 2008 a oggi, 114.000 posti di lavoro e l’attuale tasso di occupazione sia del 40,6% (nella provincia di Catania è del 40,1%). Questa situazione, afferma il report di Bianchi, ha portato all’emigrazione di 177.000 persone (di cui 126.000 giovani tra i 15-34 anni) negli ultimi 15 anni. (1)
La narrazione del territorio vittima di “fenomeni x, y e z”, non è una cosa che ci appartenga: il mondo è globalizzato da secoli grazie ad un’ economia e struttura socio-culturale piramidale dove il vittimismo (come il pietismo) è sempre funzionale al dominio.
I dati riportati da Bianchi servono alla classe burocratica ed economica siciliana per rilanciare il turismo, le infrastrutture, l’agricoltura e i petrolchimici.
Ed ecco che la statistica, citando Kropotkin, “mendace può venir fabbricata negli uffici”(2), diventando funzionale agli schemi dei poteri sociali, economici e culturali odierni.
In tal modo la servitù fatalista viene creata e accettata. Vediamo nell’ambito agricolo che chi lavora, viene pagat* effettivamente tra i 20 e i 50 euro per 12 ore giornaliere! E che dire dell’ambito turistico? Un esercito di individui pronti a lavorare e a chiedere la pietà di essere pagat* tra i 25 e i 70 euro per 12-14 ore giornaliere!
Di fronte a questi dati ottenuti sul campo, qualcun* potrà dire che siano necessari una riforma, un cambiamento (petaloso) delle cose. Ed ecco sbandierati i Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro e/o i Contratti Provinciali del Lavoro, come se fossero un traguardo per poter sopravvivere in un mondo del genere. E da dove hanno origine questi Contratti se non dalle analisi statistiche di quei burocrati dentro i loro uffici?
E allora sovviene la domanda: qual è allora la vera statistica o la scienza adatta ad analizzare e comprendere la realtà e i suoi fenomeni? Sempre citando Kropotkin, “la statistica vera, esatta, non può pervenire che dall’individuo, risalendo dal semplice al composto”, (2) ovvero da chi lavora in vari ambiti e che punti verso l’emancipazione dell’individuo dal dominio odierno.
Per arrivare a ciò, non si può puntare solo ad un aspetto meramente culturale-ribellistico e, per di più, territoriale: le costruzioni geografiche Sud e Nord sono un modo per creare forme di separazione o linee di demarcazione tra territori e individui; la ribellione che non punti all’espropriazione e gestione di edifici e mezzi di produzione è solo fine a se stessa.
Puntiamo ad un mondo senza confini, basato su una solidarietà attiva (non pelosa o di carta!) tra sfruttat*, a saperci approcciare tra individui e a creare organizzazione e conflittualità ovunque ci troviamo.

Note
(1) http://www.svimez.info/images/INTERVENTI/DIRETTORE/2018_10_04_bianchi_confartigianato_slides.pdf
(2) Pëtr Kropotkin, “La conquista del pane,” pag. 51

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